ARCORE, ARTE, BRIANZA, EVENTI

ARCORE AGGIORNAMENTI AL CATASTO DI CARLO V

di Tonino Sala

Al primo registro, che risaliva all’anno 1558, aggiungiamo ora una seconda ricognizione nel pertinente fondo denominato “Località Foresi”, relativo ad un secondo registro, che illustra la Pieve di Vimercate, dove sono riportate una serie di variazioni di proprietà intervenute nel tempo. Limitiamo la nostra disamina alle pagine che tracciano le modifiche intervenute ad Arcore.

Le immagini che seguono illustrano il volume logorato dal tempo, mal rilegato e con i quinterni grossolanamente cuciti a spago.

Ci concentriamo sulle cinque pagine (forse parti riprese dalla originale rilevazione, dalla quale poi si compose il riepilogo generale già visto, o copie di sezioni di quella) su alcune variazioni nei possessi, pertinenti Arcore

Di seguito  il commento, pagina dopo pagina scorrendo la lettura delle registrazioni.

La prima pagina, che inizia la sezione che ci compete, dopo la titolazione del paese (Arcori), registra quattro possessori con proprietà variamente composte:

 Casa e orto di Carlo Daverio e fratello.

La famiglia è antica, originaria del Varesotto, deriva il cognome dal paese d’origine. Il “Libro d’oro della nobiltà mediterranea” fa risalire gli ascendenti ai primi del Trecento. Fra i discendenti, contemporaneo al periodo di cui si tratta, è citato un Carlo Uberto, fratello di Gabardo, figlio di Francesco Maria. Non si può asserire che l’annotazione tratti degli stessi nonostante la corrispondenza del nome. Nel documento precedente (1558) non risulta alcun Daverio, quando e come arrivarono alla proprietà non è noto.


Antonio e Batta Brambilla (forse parenti): due campi, avidati, di 12 pertiche, a ognuno il suo.

La nota a margine viene poi stornata: “Tornano nel med.? Brambilla come nell’anotata …”

La nota di correzione (errata), destinata ad Antonio Brambilla è qui depennata

Le note relative ai Brambilla, cancellazioni e riscritture, riguardano le vicende relative a un passaggio di proprietà che oltre alla poca chiarezza pare sancire il succedersi di errori prima di storno poi di correzione. L’interesse può essere destato dalla nominazione dei Cazzola, presenti nel documento riepilogativo dei possidenti originari del 1558 solo come nota di variante al possesso di Gianolino; qui, sembrerebbero accedere a ulteriore proprietà nel territorio comunale.

Si leua (leva) la d.a (detta) partita et si mete (mette) ?? alla ?? del sig. Gerolamo Cazola come ?? instru. (instrumento) rog.to (rogitato) dal S.re (signore) Giulio Cesani Vis.te (Visconte) adì 12 nou. (novembre) 1625.

12 novembre 1625. Si tratta di un aggiornamento catastale. Le abbreviazioni e la calligrafia poco chiara (analisi da specialisti) non consentono una trascrizione completamente perfetta, comunque la nota è sufficiente a mettere in rilievo il passaggio di proprietà, da Antonio Brambilla a Gerolamo Cazola, di un campo di 12 pertiche “avidato” (tenuto a viti).

Nell’elenco dei possidenti originari, dal volume precedente (1558), non risulta alcun Brambilla, né alcun Cazola, quest’ultimo nominato solo come subentrante nel possesso di Gianolino;

si dovrebbe quindi intendere che prima di questa scrittura, su qualche altro documento, vi fu qualcosa di analogo che registrò l’accesso del Brambilla alla proprietà che in precedenza era di qualcun altro.

I primi Cazola arrivarono, probabilmente, in paese dopo la “peste di San Carlo” (1576). Il cognome, ad Arcore, si trova citato per la prima volta fra i testimoni di una celebrazione di nozze del gennaio 1586 come Caiiola (vedi immagine sotto):

è evidente la difficoltà del curato Mozato a rendere in lingua i suoni del dialetto (Cazoeula), tanto che da una registrazione all’altra infila una serie notevole di variazioni, mentre la prima residenza come famiglia, in affitto in una casa di proprietà dei d’Adda, rientra fra gli arcoresi del 1588

Vi sono buone testimonianze dell’esistenza dei Cazzola ad Arcore, i registri parrocchiali, in qualche caso, oltre al classico Signore, attribuiscono alla famiglia il titolo di Conte. Il loro cognome vi è scritto in un guazzabuglio calligrafico con tutte le declinazioni possibili: Caciola, Caiiola, Caniola, Caziola, Cazolla, Cazuola, Cazzuola, Cazzuolo, oltre naturalmente a Cazola e Cazzola.


eredi di Baldisar Casato – campo, bosco, orto e casa

Nel volume del 1558, Baldisar non compare, potrebbe essere uno dei fratelli non nominati di D. Priamo oppure aver acquisito la proprietà in altro modo che non è comunque noto:


Seconda pagina. La titolazione del luogo è “Arcore”.

Anche qui sono annotati quattro proprietari – di questi solo i cognomi Casati e Formento appaiono nel documento precedente.

Valente et Ambro fratelli de santo Giorgio

La cosa è poco chiara, se si tratta di due nomi o di un cognome e un nome (Valente esiste sia come nome che come cognome, in questo secondo caso si tenga presente che Valente è il cognome dei proprietari anche di parte dei terreni del parco d’Adda, oggi comunale, ceduti per vendita al marchese Emanuele d’Adda da probabili discendenti che possedevano anche la corte adiacente “Curt di Sensai”); qui è detto chiaramente che i proprietari sono extra paese; non presenti nel 1558, da quale originale proprietà abbiano acquistato non è noto. Valente-Valenti: Il cognome è ampiamente diffuso in tutta Italia, oltre 21.000.

Gli è riconosciuto un campo avidato di 16 pertiche


Fran.co Redaello

16 pertiche di terreno avidato; non presente nel 1558, non si sa chi fossero i proprietari dai quali effettuò l’acquisto


Fabricio Formento con 7 pertiche e 5 tavole

Con la stesso tipo di coltura, nel documento del 1558 il Formento annotato era Giò Petro del quale, nel commento dallo “Stato d’Anime” del 1574, era stata evidenziata la composizione famigliare e la dipendenza dai Simonetta, ma Fabrizio (forse figlio vivente fuori casa) non compare nell’elenco dei conviventi, quindi l’accesso alla proprietà potrebbe essere avvenuto durante una spartizione di eredità o per acquisto. Il campo “avidato” di 7 pertiche dovrebbe essere lo stesso di cui si era supposta l’appartenenza al beneficio parrocchiale;


Filippo Casati, di quale dei numerosi Casati presenti nel documento del 1558 sia il successore o sia a questi estraneo non si sa; possiede 63 pertiche di terreno denominate genericamente “campagna” senza indicazione del tipo di coltura, a meno che con questa denominazione si intenda qualche particolare che non ci è noto, 26 pertiche di avidato e rativo (arativo), e un sitto di edificii con superficie stimata di una pertica.

La nota originale, 26 pertiche, depennata, è sdoppiata in 13 pertiche di arativo e 13 pertiche di avidato. Nella scrittura in basso a lato sinistro, intercalata nella descrizione originale, è segnata una nota a spiegazione della correzione datata 30 maggio 1624, e subito sotto (1627) segue una variazione sottrattiva di proprietà che riguarda i Cazola. La nota è di difficile decifrazione, oltre che per le abbreviazioni e le difficoltà di lettura, anche per l’angolo logorato del documento ma il senso è sufficientemente chiaro, con la prima parte è corretta l’assegnazione qualitativa, con la seconda si annota la variazione di proprietà con l’acquisto dei Cazola che incrementano i loro possedimenti.

L’annotazione ripulita per una più semplice comprensione, anche se la ripresa “non a fuoco”, determina qualche problema

Si è partita la …?…? Arat.i P. 13 et Avid.o P. 13 de ord. del s.re Horatio Albano adì 30 Mag.o 1624. Si levano pertiche 13 avidato e pertiche 13 arativo et si mettono alla …? Di Carlo Ambrogio et fratelli Cazola …?…? Giulio Cesare Visconte adì 10 …1627 …? segue.


Terza pagina. Solita titolazione: Arcore. Vi sono elencati tre possidenti.

Gerolamo Cazola con 30 pertiche di Ronco sutto (asciutto), 23 pertiche di aratorio sutto; sono inoltre annotate variazioni relative alla successione ereditaria (in loco del quale sono successi Carlo Ambrogio et fratelli figli et eredi del detto Gerolamo) e alla quantità dei possessi (variazioni aggiuntive e correttive: 12 pertiche di terreno avidato, ex possesso di Antonio Brambilla – depennato;

Si levano pertiche 12 avidato che furono levate da Ant.o Brambilla et si mettono a detto Brambilla … infr. n.r 115; 13 pertiche di aratorio e 13 di avidato, ceduti da Filippo Casati.

L’annotazione ripulita per una miglior comprensione

Il dettaglio del primo acquisto (subentro al Gianolino) è relativamente diverso da quanto segnato su questo documento,

Qui viene citato un ronco: potrebbe essere quello della salitella, parallela al Viale Brianza, che dalla portineria conduce alla villa?


Seguono Mauritio Visconte, con 73 pertiche di Avidato altre volte campo(quale sia il significato di “campo”, a meno che voglia dire “incolto”, è da scoprire), più avidato altre 36 pertiche e 12 tavole, di 34 pertiche di Aratorio in due pezze e 2 pertiche di sitto di casa et horto.

Con questa nota incontriamo per la prima volta nel territorio arcorese i Visconti. Da queste poche note non si ricostruisce certamente né l’epoca dell’acquisto (senza dimenticare però che già dal 1612, in altro documento, avevano già fatta la loro apparizione – vedi il racconto sulle reliquie), né da quale possessore precedente acquistarono, né a quale ramo del frondoso albero delle loro origini appartengono.


Cont’ Fran.co d’Adda con 2 pertiche e 3 tavole di campo a horto. Quale senso abbia questa nota non si sa, può essere che sia la regolarizzazione di qualche passaggio di proprietà o una trasformazione parziale di coltura.


Quarta pagina. Titolazione Arcori.

Sono annotati tre proprietari, tutti di nuova nomina, anche per questi non si conosce da quale originaria proprietà abbiano acquistato:

S.re Gio: Pietro Recalcato, con 48 pertiche di aratorio;

Più avanti, nei documenti relativi ai catasti successivi, ai Recalcati è attribuito il titolo di Marchesi e risulteranno possessori di vari settori di territorio quasi sempre affidati a un contratto di livello coi Vismara.


Le R.de Madre del Monastr. de S.to Paolo Degolato in Monza, con 2 pertiche di sito et giardino, 135 pertiche di terreno avidato, 109 pertiche e 15 tavole di bosco, 2 pertiche di isola, 213 pertiche di aratorio (l’elencazione è corretta, riscritta e corredata di note a lato che variano il tipo di coltura e la ricomposizione del dettaglio; il luogo sembrerebbe essere parte di quello che corrisponde, nel catasto del 1721, alla Ca’ Bianca; rimane l’incertezza delle 2 pertiche di Isola, che se non si tratta dell’ex Taboga, non si saprebbe proprio dove collocarle); rimane quel “degolato” (se fosse San Giovanni Battista si potrebbe scrivere decollato, ma San Paolo …) che non si sa come tradurre. Vista la collocazione delle proprietà sembrerebbe che in origine fossero dei Simonetta.


e Giacomo Felippo Bovone, con 36 pertiche di avidato.

Il cognome è attualmente presente con circa 200 famiglie ed è preminente nell’Alessandrino. Da alcune note su Internet sembrerebbero originari dall’Astigiano.


Quinta pagina.

La titolazione Arcori è ripetuta nella descrizione dell’unico possessore qui iscritto: Il Con. De Arcori, al quale vengono riconosciuti 30 pertiche di pascolo e 240 pertiche di brughiera semplice. Una differenza notevole rispetto alla nota precedente del 1558 (612 pertiche di brughiera), che sia solo una annotazione parziale o che nell’intervallo di tempo la proprietà sia stata ridotta e perché non si sa.

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