Bettolino, il nome della località, indirizza immediatamente alla funzione a cui era destinato il luogo. Un toponimo ripetuto nel panorama italiano,  diminutivo di bettola, luogo destinato dunque alla sosta ed al riposo dei viaggiatori.

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Località “Il Bettolino” nel censimento austriaco del 1721-22. Ben tracciata la via che proveniva dalla Cascina Vega

A conferma, la dislocazione della località sulla strada che uscita da Monza sale verso Lecco, nota dall’epoca romana e forse addirittura, percorsa in epoca preistorica. Le prime notizie del nostro Bettolino risalgono al 1570. Nel 1633 il console di Velate Mangarino nel suo elenco la cita come: “Cassina detta il  Bettolino”, dove sta l’oste dell’abate Serponti,  confermando con questa presenza, l’esistenza del luogo di ristoro. Tale proprietà passa sicuramente, in affitto nel 1797, come tutte le proprietà Serponti di Velate, ad Andrea Kramer. Negli atti di tale contratto figura come  “le masserie al Bettolino coll’osteria ed anessi”.

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La corte “nobile” del Bettolino. Nel riquadro il pozzo della corte “rustica” materiale di qualche pregio, riutilizzato per la struttura.

Il Kramer li conserva sino al 1815, quando entrano nelle disponibilità di Carlo Rinaldo di Belgioioso. Il conte una volta divenuto proprietario, non ritiene necessario provvedere immediatamente ad una riqualificazione del luogo, privilegiando altri edifici che richiedevano un più urgente intervento. Sappiamo di un progetto di ristrutturazione, steso dall’architetto Giuseppe Pollack, per la “masseria del Bettolino ad uso osteria, ubicata lungo la strada postale per Lecco”, che non venne poi concretizzato. Arriviamo a Beatrice Belgioioso che nel 1840 interviene sulla struttura ampliandola con nove stalle con fienile, edificate nell’area dell’orto. Nel 1846, nuovo intervento, si costruisce un nuovo portico lungo 14 campate, nella stessa occasione si ha notizia di alcune variazioni, di destinazione d’uso dei fabbricati esistenti; due portici diventano stalle e tre stalle con fienile,  sono destinate ad abitazione. Ancora nel 1854 si aggiungono due locali con i piani superiori e una stalla munita di fienile. Alla morte di Beatrice Belgioioso, nel 1871 le proprietà di Velate tra cui il Bettolino passano alla figlia Anna Giulini che era già vedova di Camillo Casati. In tale occasione possiamo apprezzare una dettagliata descrizione della proprietà, che ancora oggi ricalca a grandi linee le medesime pertinenze di quegli anni.  Sappiamo che i caseggiati che compongono il Bettolino sono divisi in due corpi ed ognuno è dotato di una corte.  Un corpo posto ad est, indicato dal numero civico 16, è dotato di una porta d’ingresso, un andito e sedici locali in parte usati come abitazioni ed in parte utilizzati per l’attività di “bottega”, tutti sono dotati di spazi al piano superiore e di un portico. Un secondo corpo ad ovest, numero civico 13, ha una struttura simile con 14 locali, portici e  7 stallini, una stalla con cascina, ancora pollai, una vasca per l’acqua ed un forno isolato. E’ infine segnalato il “caseggiato del fabbro” posto in prossimità del perimetro a nord del giardino, che si compone di quattro locali al piano terra altrettanti al primo piano e si completa con un atrio e una stalla. Oggi il complesso si trova su un percorso stradale che superato il cimitero di Velate, con la pregevole cappella dedicata a san Felice, mausoleo dei Giulini, giunge alla cascina, spegnendosi poco più avanti.

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Il portale che immette nella corte, all’estremità opposta si coglie il passaggio verso le campagne. Nei riquadri: sopra l’effigie della Madonna, sotto la porta di una ex stalla.

Tale posizione defilata ha origine dalla variazione del percorso stradale che oggi passa alle spalle del fabbricato attraverso un cavalcavia costruito per superare la linea ferroviaria che passa poco discosta. Giunti all’agglomerato, troviamo  quella che è stata l’evoluzione della storica osteria, in una più moderna attività di ristorazione.  Allo stesso modo la presenza di un fabbro ancora in attività rimanda all’indicazione del 1871. Tra le due attività l’ingresso alla corte “nobile”. Si sbuca nel cortile in cui un colonnato in pietra da tono all’edificio. Il porticato si conserva nella parte centrale con cinque campate, mentre due laterali per parte sono state tamponate per incrementare i vani abitativi. Volgendo verso sinistra un passaggio angusto immette nella corte rustica, più spaziosa ed anche più rimaneggiata per gli interventi di riadattamento compiuti nel corso del tempo. Qui si fronteggiano due corpi di fabbrica, ricalcando gli spazi dell’ala destinata alle abitazione e quella delle stalle. Quest’ultimo lato conserva in parte la funzione di ambienti di disimpegno, rimesse e ripostigli, mentre in parte si è trasformato in abitazioni. Sul lato abitativo sotto un portico una pregevole rappresentazione a fresco di una Madonna con Bambino, accudita con cura da chi vi abita, rimanda ad un culto, mai sopito. Nelle vicinanze quello che era il pozzo ad uso comune, è stato ora coperto con strutture di pietra scolpita, materiali di reimpiego tra cui si evidenziano capitelli  spalle ed altri componenti architettonici, forse recuperati nell’attigua corte nobile, durante i lavori edilizi, che ne hanno alterato in ogni caso l’aspetto. Concludiamo la descrizione col segnalare il grande andito che immette, dall’esterno nella corte e che fa il paio con uno analogo che lo fronteggia sul lato opposto. Questi due passaggi segnavano la via che scendendo in linea retta dalla cascina Vega, oltrepassava il complesso rurale e attraverso il secondo passaggio indirizzava verso la campagna.

BIBLIOGRAFIA:

Terre di Brianza; la comunita’ di Usmate Velate tra medioevo ed eta’ contemporanea.

Giuseppe Pollack architetto di casa Belgiojoso

Gocce d’antico; segni e tratti del nostro passato : Usmate Velate : le cascine le corti, le ville, i luoghi di culto

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