I SANTI DEL MESE: NOVEMBRE

Questa rubrica mensile, trae spunto, dalla descrizione di quelle “santità” che hanno avuto una particolare venerazione in Brianza. La loro ricorrenza, oltre ad una valenza religiosa aveva un differente, se non ancora più importante valore nello scandire lo scorrere quotidiano della vita dei contadini, calendarizzando quelle attività che componevano l’annata dei lavori della terra. Un connubio portatore altresì di una fioritura di proverbi, altrettanto pregni di cultura contadina sia intesa come “saper fare”, ma anche come solidità morale nell’attribuire un valore concreto agli accadimenti della vita.
Assoceremo poi a questi “Santi”, un luogo di culto in cui erano o sono ancora venerati, cercando di concentrarci su località a noi prossime, anche se questa scelta sarà per lo più fortuita e senza una motivazione particolare.

MESI

Seguendo lo scorrere del calendario passati i giorni d’inizio mese, ossia Ognissanti come si diceva sino a non tanto tempo fa e il successivo giorno dei Morti, ricorrenza sempre viva ed importante nelle cultura popolare brianzola. Le anime dei morti sono considerate come entità positive, che soccorrono come i santi, se non di più, in particolare chi li avuti vicini durante la vita, frequentandoli d’appresso con legami più o meno profondi. Da questa frequentazione passata, nasce un rapporto che si differenzia da quello coi santi. In questo caso abbiamo uno scambio tra le due parti, il vivo chiede soccorso ed al contempo porge preghiere a suffragio del defunto, nella speranza che l’intercessione dei morti possa agevolarlo in una non facile esistenza.

4 NOVEMBRE : SAN CARLO BORROMEO

Quindi passato l’inizio di Novembre, l’attenzione si rivolge verso uno dei così detti “sant de la gesa”, San Carlo Borromeo, un santo ‘serio’ come dicevano i contadini, da trattare con tutti i dovuti riguardi, senza quelle confidenze che ci si poteva permettere con santi come Sebastiano, Giobbe o con la Madonna. San Carlo, nato nel 1538 fu creato cardinale a soli 21 anni dallo zio Pio IV e che divenne il più strenuo difensore dell’ortodossia cattolica, applicando con intransigenza nella diocesi di Milano, di cui divenne arcivescovo nel 1565, le indicazioni riformiste del Concilio di Trento.

Nell’immaginario collettivo una figura di questa forza non poteva non trovare un posto importante, e così fu anche in Brianza dove, l’immagine di S. Carlo, con l’inconfondibile naso decisamente pronunciato, è soprattutto relegato nel misticismo delle chiese. Abbiamo incontrato, San Carlo rappresentato nel dipinto che abbiamo in passato analizzato, al Dosso di Velate.

SAN CARLO DOSSO
La rappresentazione di San Carlo Borromeo, al Dosso di Velate. In b/n l’aspetto più vicino all’iconografia tradizionale, a destra la figura dopo il restauro, le connotazioni del Santo sono perse.

In quel dipinto, al vero, l’attributo del naso, che lo caratterizza nelle altre sue rappresentazioni, è completamente dimenticato, qualche somiglianza più vicina, la troviamo nella riproduzione che ci è stata gentilmente fornita in una immaginetta datata 1954 e su cui torneremo a breve. Abbiamo invece individuato una piccola chiesa che non conoscevamo e che al vero oggi è chiusa e minaccia crolli in località Rimoldo, nel comune di Casatenuovo. La piccola chiesa, collocata alla sommità della lieve ondulazione che sale alla frazione, era dedicata a San Carlo Borromeo.

SAN CARLO RIMOLDO
San Carlo Borromeo, il quadro posto all’altare dedicato, nella chiesa di Valleaperta.
Il dipinto proviene dalla vecchia chiesa di Rimoldo

La chiesa fu parrocchiale sino agli anni sessanta del novecento, quando il titolo passò alla nuova chiesa edificata in località Valeaperta. Fu ancora officiata in particolari occasioni e poi, pensiamo verso gli anni settanta, abbandonata al suo destino. Oggi l’ingresso è transennato e la struttura minaccia crolli. Del quadro di San Carlo traslato nella nuova chiesa e del Palazzo Pallavicino, che sorgeva accanto all’oratorio, parliamo nell’approfondimento a cui rimandiamo.

11 NOVEMBRE : SAN MARTINO

Eccoci alla fatidica data di San Martino, l’undici Novembre. Abbiamo visto nello scorrere legato ai coloni dei Casati, che per loro San Martino era anche la cascina che vivevano e del vicino palazzo dei conti, in cui un’antica cappella era dedicata al famoso santo. Oltre alle note origini, che descriviamo nell’approfondimento, cerchiamo di aggiungere qualche altra curiosità, nei rapporti tra la parrocchia di Arcore e i successori dei Giulini i nobili Casati.

QUADRO SAN MARTINO ARCORE
La pala nella cappella della Villa San Martino di Arcore. Opera attribuita a Giulio Cesare Procaccino

Ricordiamo San Martino legionario, poi vescovo di Tours, che per coprire un povero infreddolito, aveva tagliato il suo mantello in due parti donandone una. Qualche parola sulla ricorrenza. Legata alla scadenza imposta per saldare i debiti d’affitto, con il padrone di casa, tanto che, chi non era in grado de “pagà ul ficc” doveva lasciare l’abitazione, caricando le poche povere cose sul carretto, in cerca di un’altra collocazione, che ci rimanda sempre alla scena, forse anche abusata, del film “L’albero degli zoccoli”. Era ancora uso in tempi recenti usare l’espressione ”fà San Martin” per dire “traslocare, cambiare casa”.
La data ricordava anche la prossimità dell’inverno: “A San Martin, l’invernu l’è visin”. San Martino segnava un’altra scadenza, per la realtà contadina e più specificatamente “vignaiola”, la torchiatura. Questo era il termine ultimo in cui tale operazione doveva essere conclusa, ancora un proverbio ce lo ricorda: “A San Martin tutt ul most l’è vin”.

25 NOVEMBRE : SANTA CATERINA

A questo punto diritti, fin quasi la fine del mese, il 25 Novembre. Santa Caterina d’Alessandria, la sua ricorrenza, era considerata la data d’inizio dell’inverno.
Sono i ricordi personali a dare risalto a questa ricorrenza, l’aver vissuto sino all’inizio dell’età scolare nel Besanese, colloca la fiera di santa Caterina e la piccola chiesa a lei dedicata, in una posizione privilegiata delle mie stime ed in questa veste va inteso questo scorrere, che probabilmente è un po’ lontano dall’area geografica che finora abbiamo indagato, ed al pubblico a cui mi sono rivolto. Allo stesso modo il racconto che propongo nello spazio mensile dedicato, del besanese  Dario Redaelli, che unisce due ricorrenze del mese, San Carlo e appunto Santa Caterina ha una valenza personale, Il luogo citato nel racconto ritorna chiaro nei miei ricordi di bambino quando a piedi si raggiungeva Besana da Montesiro, percorrendo la così detta “Busa” che solo in età adulta ho scoperto avere una sua storicità che addirittura risaliva all’età dell’antica Roma. E’ questa forse l’unico vero “Cammino di Sant’Agostino”, per  raggiungere il suo amico Verecondo a Cassago, a dispetto dei nuovi “cammini” in auge oggi che sono il frutto di una sorta di “marketing” della cultura, con tanto di sovvenzioni pubbliche, ma prive di qualsiasi fondamento storico e culturale.  L’occasione di raggiungere il capoluogo era il mercato del mercoledì oppure per la visita di qualche parente o conoscente degente all’ospedale di Besana, in entrambi i casi era d’obbligo prima del ritorno salire le scale che conducevano alla chiesa di Santa Caterina per una preghiera.
Chiusa la parentesi personale ecco le notizie sulla santa e l’edificio religioso. Si tratta di una santa “dubiae fidei”, la cui storicità è tutta da dimostrare e le vicende della sua vita tramandati solo a livello leggendario, ma il cui culto ha avuto un profondo radicamento popolare. La leggenda: Caterina era una giovane donna di Alessandria d’Egitto, nobile, che riuscì a convertire al cristianesimo cinquanta saggi che invece volevano che lasciasse la fede cristiana. L’imperatore, fece uccidere i cinquanta filosofi poi, dopo aver tentato di convincere Caterina con promesse di matrimonio, la fece torturare con una ruota dentata e infine decapitare. Dal suo collo reciso sprizzò latte anziché sangue, l’episodio servì alla sua fama di protettrice delle donne che allattano. L’imperatore Giustiniano fece costruire, sul monte Sinai, il monastero a lei dedicato.
Santa Caterina è annoverata come mercante di neve ed anche i proverbi la ricordano con questa caratteristica: “A Santa Caterina o nev o brina”, oppure, ammonendo i contadini a non lasciare pascolare le vacche sull’erba brinata: “A Santa Caterina liga i vacch a la cassina”.

SANTA CATERINA CHIESA
Besana Brianza: La chiesa dedicata a Santa Caterina

Abbiamo ricordato come Besana in Brianza sia l’epicentro del culto della santa nella nostra zona; alla fiera di Santa Caterina affluivano contadini da tutta la Brianza collinare, per fare acquisti ma anche per pregare nell’antica cappella dedicata alla santa fin dal XV secolo. Lo spazio in cui sorge la chiesa che in questi tempi è in fermento per lavori di recupero edilizio o forse di perdita definitiva di edifici storici, trova la sua descrizione nello spazio dei “Luoghi del mese

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