LO SPAZIO (IL BRACCIO)

Le unità di misura, del sistema metrico decimale, saranno attive  in Italia, solo dopo la sua unità. In precedenza i sistemi di misura variavano da regione a regione se non addirittura da città a città. In questa sezione si propongono,  man mano che compariranno nel testo del processo unità di misura oggi in disuso, per fornire le osservazioni necessarie ad una corretta interpretazione dei dati.

SCALA TRABUCCHI
Scala di Trabucchi milanesi

Partiamo dall’indicazione del frate che sul margine della strada ha rinvenuto un pezzo dell’arma usata dall’Osio contro suor Ottavia.  “lo trovai un calce d’un archibugio o terzarola là vicino alla riva del Lambro tra il ponte, et il molino, e discosto dal detto ponte da dodeci braccia in circa di hier mattina mentre andai al molino da la detta Alessia”. L’unità di misura proposta, il braccio, era comune  a differenti zone d’Italia, quella che dobbiamo prendere come riferimento è il braccio milanese equivalente a m. 0,595. Le dodici braccia citate sono dunque poco più di sette metri.

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LO SPAZIO (IL MIGLIO)

Incontriamo a questo punto e ripetutamente, l’unità di misura del miglio. Sorvolando sulla precisione di suor Benedetta nello stimare le distanze, anche se ogni indicazione, con il dovuto beneficio d’inventario, ci è di prezioso aiuto per le deduzioni del caso, ci soffermiamo sulla pura trasformazione d’equivalenza per riportare che un miglio misura poco meno di 1785 metri ed ogni miglio è composto da 3000 braccia,  per cui 5 miglia sono quasi 9 chilometri.

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IL TEMPO

MERIDIANA
Meridiana
(foto scoprilabrianzatuttoattaccato)

Altra situazione di riflessione si evidenzia anche nel sistema di conteggio delle ore. Ci riferiamo alla testimonianza di Angelo Pennati il “Brianzolo” di ritorno dal suo giro per ordine del vicario criminale, ci informa sull’ora del suo arrivo: “Ritornando io in questo punto da vostra signorìa ed è all’incirca l’ora 18 (et est hora 18 vel circa) con la risposta delle lettere che d’ordine suo hieri portai a Vimercato a Massaglia, et a Monte” Sono le 18 ci dice, oggi penseremmo, in un linguaggio formale, alle sei di sera,  non era così in quel 1607. Le ore in quel secolo erano contate secondo un antico uso in Italia, a partire dall’Ave Maria della sera. Mezz’ora dopo il tramonto del sole, iniziava il conteggio. Dunque in considerazione della stagione, il computo delle ore, aveva una sua diversa connotazione. Riferendoci al periodo dell’anno, fine Novembre, in cui il sole tramonta poco prima delle 17, il conteggio  ci porta alle 11,30 del mattino. In base alle nozioni citate, dobbiamo dire che in differenti altri casi considerati negli atti del processo, sembra esserci quasi sempre una conversione accettabile. In questa situazione solleviamo qualche riserva. Anche considerando una partenza mattiniera del Pennati, che  parte da Monza, passa per Vimercate, Missaglia, Montesiro, fa le sue commissioni e torna a Monza, il tempo ci sembra ristretto.

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