ARCORE “LO STATO D’ANIME” DATATO 1588

L’anno è il 1588, una data senz’altro molto lontana da noi, in ogni senso. La necessità dunque, d’inquadrare il momento storico, risulta essenziale prima di proporre questo particolare censimento, documento di un tempo storico che altrimenti, poco potrebbe raccontarci. L’intento di Tonino Sala, nello svelare questa pagina della Arcore del ‘500, evidenzia una visione, che vuole da subito prendere le distanze da quello sterile elenco, che potrebbe apparire alla vista del lettore frettoloso, ma vuole, rendendone edotti attraverso il pensiero di Giulio Busi, darne una giusta dimensione. In questa ottica potremo dunque, con qualche nozione ed una necessaria dose di personale elaborazione, apprezzare e partecipare alle vicende terrene delle “anime” censite da Jo: Angelo Mozato.
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Dalla galleria delle carte geografiche del Vaticano, la riproduzione del territorio a nord di Milano. Il dipinto appartiene ad una serie di affreschi realizzati tra 1580 e il 1585, seguendo le indicazioni del geografo domenicano Ignazio Danti, originario di Perugia.
Arcore in quel periodo era parte del Ducato di Milano, uno Stato, che nel corso della sua storia, fu parte del Sacro Romano Impero fino al 1499, del Regno di Francia dal 1499, dell’Impero spagnolo dal 1535 e dalla Monarchia asburgica dal 1714. Il censimento si attua in quel periodo, comunemente indicato come epoca borromaica, caratterizzata dalla conduzione della Diocesi milanese di Carlo Borromeo e dal cugino Federico Borromeo e collocando i suoi limiti temporali tra il 1560 e il 1631. Eletto cardinale, nel 1560, Carlo, nipote di papa Pio IV, prese possesso della sede milanese, solo nel 1565, occupato com’era in attività per conto della Santa Sede. Il Borromeo partecipò attivamente alle sessioni del concilio di Trento, essendo in seguito strenuo propugnatore delle disposizioni li sortite. Solo alla morte di Pio IV raggiunse infine Milano.
La condotta del cardinale, attraverso le iniziative dei concili e dei sinodi tenuti nella sua diocesi apparve di difficile convivenza con le iniziative del Governo Spagnolo. L’azione dell’arcivescovo risultò un pericolo potenziale alla posizione dominante del re di Spagna. Lo scontro s’inasprì nel 1569, coinvolgendo tutte le istituzioni dello stato di Milano e determinando un pesante conflitto tra le due entità.
L’azione di Carlo Borromeo, nonostante le citate difficoltà produsse modifiche sostanziali alla struttura dell’organizzazione religiosa sul territorio diocesano. L’importante impegno di ristrutturazione aveva dato vita a 6 regioni e 65 pievi. Le chiese secolari risultarono essere 2220 chiese, suddivise in 46 collegiate, 753 parrocchiali, 783 benefici semplici, 631 oratori, 7 collegi per chierici, 136 conventi di vari ordini religiosi, 740 scuole della dottrina cristiana, 886 confraternite, 24 congregazioni e 40 istituti di assistenza. A farne le spese, della raccontata dualità,  fu senza dubbio l’inerme popolazione, compressa tra la “terra e il cielo”. Da una parte il potere temporale e dall’altra un Chiesa poco disposto a farsi eterea, per accogliere una popolazione, tanto vessata nella sua esistenza terrena. Gli Spagnoli, si erano resi conto dell’irrazionalità del sistema fiscale vigente, nel Ducato di Milano. Carlo V ordinò dunque di stilare un estimo dello stato. Con difficoltà, il catasto si concluse nel 1560. Lo strumento consentì la tassazione del ducato di Milano, per un patrimonio stimato in 12.748.830 lire. Le modalità e l’entità del prelievo fiscale, furono stabilite da due organismi statali denominati collegio fiscale e congregazione dello stato. Il sovrano spagnolo, Filippo II, diede vita ad una serie di tassazioni che per la molteplicità delle attività interessate al prelievo, divenne proverbiale, pratica accompagnata da un costante inasprimento che durò fino al 1706. Tra quella “terra e cielo” che abbiamo detto, non tutti gli abitanti del Ducato, si trovarono assoggettati. La continuità di quei privilegi ancorati al passato, fatti da esenzioni ed abusi dei potenti, portarono solo una parte di quanto sperato, nelle casse dello Stato spagnolo. Consapevoli di tali impedimenti, una volta accertata la connivenza d’interessi economici  tra la classe laica dominante ed il clero, i governatori s’indirizzarono verso speciali organi statali, al fine di controllare e sopprimere tali abusi. In ogni caso tentativi specifici volti a rafforzare i poteri di alcuni istituti di controllo, si rilevarono fallaci, per le reiterate ingerenze che pervadevano l’intero sistema sociale dell’epoca. In questo quadro abbastanza cupo e preludio, di quanto culminerà, pochi decenni dopo, raccontato poi nell’ottocento dal Manzoni, iniziano a “scorrere” quelle esistenze che identificate in nomi e cognomi, magari ancora in fase “embrionale”, uno per tutti: quel “Antonio d’re d’ello”, che si trasformerà nel moderno “Antonio Redaelli”, consolidandosi nei secoli successivi, per giungere sino ai nostri giorni e riempire nuovi elenchi, ahimè, “colorati” solo nelle intestazioni, dove senz’altro non compariranno più la “Angela ditta la bogiona” o la “Isabeta dita la moretta”.

Arcore

Il stato d’le anime d’Arcore pieue d’Vimercato fatto p me prete Jo: Angelo mozato rettor d’esso Arcore et refato l’anno 1588

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“…Un elenco di nomi non può redimere la storia. Può tuttavia aiutare a raggiungere una tregua provvisoria col passato […] col rapportare la vita al dominio incerto dell’astrazione, per ricondurla con dolore ai toponimi consueti dei nostri paesi, a scene di vita qualunque che si intuiscono dietro i cognomi consueti e alle date…”
[G. Busi]

Che cosa sono gli “Stati d’Anime” ?

Dopo il Concilio di Trento, chiuso il 4 dicembre 1563, per l’applicazione dei “Deliberati Dottrinari”, emanati alla chiusura del Concilio e pubblicati da papa Pio IV il 13 novembre 1564, (Professio Fidei Tridentina), San Carlo Borromeo, dopo aver completato con la creazione di nuove parrocchie la copertura dell’intero territorio sotto la sua giurisdizione, richiese, ai Parroci (rettor) della Diocesi, l’impostazione di “Libri” parrocchiali sui quali seguire, con diligente registrazione, i sacramenti amministrati ai propri parrocchiani: matrimonio (confermato indissolubile e vietandone la clandestinità), battesimo, cresima ed estrema unzione.

Il nostro primo rettor, il “…1566: adì 10 febrare…” diligentemente diede corso alle disposizioni con l’intestazione di un primo libro: “…Il Libro d’gli Matrimonij…”

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Il “Libro dei matrimoni” iniziato nel 1566

Non così solerte, forse fu per il resto, infatti, non risultano impostate alla stessa data, le registrazioni delle altre rilevazioni: battesimi, cresime, estreme unzioni.

            Oltre a questi era stato richiesto anche il censimento periodico della popolazione che componeva la parrocchia, con l’elencazione di tutti gli individui, raggruppati per luogo di abitazione e per famiglie, e della loro posizione rispetto ai sacramenti, cioè, appunto, uno “Stato d’Anime“.

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Prima pagine dello “Stato d’anime” del 1588

Non siamo in grado di affermare se la mancata contemporaneità delle altre registrazioni fu negligenza del curato, cattiva gestione dell’archivio o dispersione delle rilevazioni su altri documenti per ora non rintracciati.

           Diciamo questo perché il primo Stato d’Anime, si ritenne per oltre vent’anni che fosse quello del 1737, finché, sull’ultimo quinterno di un piccolo registro dedicato alla rilevazione delle compagnie, consorzi e associazioni religiose, fu scoperto quello del 1588. Senza escludere che nell’archivio diocesano ne esistano di precedenti dei quali in parrocchia non fu conservata copia.

Il volume che contiene lo “Stato d’anime” del 1588

La copertina, 19×23 cm, molto logorata sui bordi, è in sottile pelle, incisa a pressione da una bella decorazione e da una data in cifre romane: “MDLXXXV”, che sembra fare da titolo; è incollata su uno spesso cartone che affiora dalle slabbrature e dagli intagli, ha un colore marrone rossastro-violaceo con sfumature tipiche del cuoio vecchio. Una profonda lacerazione trasversale la incide in due lobi.

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Recto e verso del libro

            All’interno della copertina è incollato un foglio scritto, sul quale si intravedono alcune parole, ormai solo parzialmente leggibili.

            Il libro è usato in  modo un po’ anomalo, contiene l’annotazione dei componenti di alcune associazioni religiose (Confraternite), rilevate nei vari anni, la trascrizione dello “Stato d’Anime” del 1588, l’inventario dei beni della parrocchia e appunti vari, intervallati da parecchie pagine bianche.

            È probabile che in origine fossero solo annotazioni fatte su scartafacci di 20×31 cm. circa,  piegati a metà ad uso quinterno, poi in seguito rilegati nel volumetto che li contiene.   Si tratta di otto fascicoletti, variamente datati, con numero di fogli diversi: il primo e il secondo di 16 fogli datati 1578, il terzo e il quarto di 10 fogli datati 1602, il quinto di 11 fogli (il dodicesimo è tagliato a piè di pagina) datato 1612, il sesto è di 8 fogli (il primo e il secondo risultano tagliati), il settimo è di 16 fogli datato 1588, l’ottavo di soli sei fogli è datato 1620.

Dalla data del primo documento che certifica l’esistenza della parrocchia, 10 febbraio 1566, redatto da Jo:AngeloMozato, nostro primo “rettor”, sono trascorsi 22 anni.

            Sono trascorsi 6 anni dalla riforma gregoriana del calendario. Con la bolla papale Inter gravissimas, venne introdotto il nuovo calendario. I motivi della riforma sono dovuti al ritardo accumulato nella conta dei giorni dovuto all’imprecisione del calendario giuliano fino a quel momento in vigore.

            Tra il 325, anno in cui il Concilio di Nicea stabilì la regola per il calcolo della Pasqua, e il 1582 si era ormai accumulata una differenza di circa dieci giorni. Questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l’11 marzo.

            Così la Pasqua, che sarebbe dovuta cadere la prima domenica dopo il plenilunio di primavera, veniva spesso a cadere nella data sbagliata. Venne dunque stabilito di recuperare i giorni perduti ordinando che il giorno successivo al 4 ottobre 1582 fosse il 15 ottobre, inoltre si convenne che il 15 ottobre fosse venerdì, essendo stato il 4 ottobre giovedì.

            Sono infine, trascorsi 11 anni dalla fine della pestilenza detta di “Peste di San Carlo”.

Anno 1588: Lo “Stato d’anime” di Arcore

Iniziamo portando alcune indicazioni necessarie all’inquadrare quanto poi esposto.

È il primo censimento generale noto degli abitanti nella parrocchia di Arcore compilato dal suo primo rettor. Occorre subito dire che il territorio della parrocchia è più ampio di quello del Comune, infatti aggrega anche Bernate (a quel tempo comune indipendente) e una parte della riviera del Lambro (La Cà), sul confine tra Arcore e Peregallo, appartenente al territorio di Lesmo.

            La rilevazione è fatta partendo dal nome dei proprietari delle abitazioni trascurando quasi totalmente i nomi dei luoghi, quindi le notizie che si possono ricavare dall’analisi dello scritto sono abbastanza limitate: proprietari delle case, cognomi, nomi, soprannomi, qualche professione e un po’ di statistica sull’età, sullo stato civile, sul numero e sulle composizioni delle famiglie.

            Per quanto concerne i luoghi, oltre a Bernate, S. Apollinare, il Misurato e il Bruno, non vi sono altre distinzioni, per il resto si dovrebbe dedurre che quando parla dei mulini si deve ritenere che il luogo sia la costa del Lambro, cioè, genericamente si tratta di Cà, Cà Bianca o Molinetto.

Le registrazioni, su carta abbastanza robusta che l’età ha reso di colore giallognolo, sono fatte con un inchiostro color seppia di tono più o meno scuro a seconda della diluizione del colorante. Il mezzo usato è una penna d’oca per tracciare una calligrafia abbastanza chiara ma ricca di capilettera e abbreviazioni non sempre immediatamente leggibili. Lo stesso discorso è valido per certe lettere e parole scritte in una grafia particolare risultate di impossibile decifrazione.

            Nella rilevazione mancano alcuni cognomi e nomi e, riferendosi ai rapporti di età tra i rilevati vi sono anche alcune imprecisioni e omissioni.

Il fu italiano è reso con qda.

Per le mogli non è mai indicato il cognome

È da notare che l’ortografia risente dell’influenza del latino e della difficoltà di italianizzare i nomi degradati dalla pratica dialettale.

Ritorniamo alla titolazione dell’inventario d’anime:

Arcore

Il stato d’le anime d’Arcore pieue d’Vimercato fatto p me

Pte Jo: Angelo mozato rettor d’esso Arcore et refato

l’anno 1588

Inizia con Il stato, invece di lo stato; segue d’le anziché delle; la lettera v all’interno della parola è resa con upieue pe rpieve; la lettera p, abbrevia per, in questo caso con significato da. Pte, con uno svolazzo, sta per prete; Jo: è l’abbreviazione di Giovanni o Gian nei nomi composti; alcune vocali finali vengono tralasciate rettor, rettore.

Andiamo ora ad inquadrare le parti del testo.

L’abbreviazione c o co.to, davanti al nome indica che il soggetto ha già ricevuto il sacramento della comunione; sembrerebbe che ciò avvenga attorno al 13° anno.

Petro sta per Pietro; Il genitivo è usato in varie forme: d’, d’l, d’la; invece di moglie scrive moglia; figliolo, figliola si abbreviano in fig lo, fig la; Bapta abbrevia Battista; la lettera f, in alcuni casi è resa con ph: (Stephano, Stiphano) Stefano, Philiso, Felice; le doppie diventano  spesso semplici: sudeto per suddetto; Fran co, Franca, Frana abbreviano Francesco, Francesca e Franceschina; inoltre vi sono altre numerose sigle e abbreviature grafiche di non sempre facile interpretazione.

Il censimento: Le frazioni

In questa prima parte sono indicate le località al di fuori del nucleo principale dell’abitato di Arcore. I numeri tra parentesi indicano il numero dei componenti di ogni singolo nucleo famigliare

Bernate:

P.a nel loco d’ Bernato del S.re Theodor d’Adda oue son molte case d’esso Sig.re.

L’intero territorio è attribuito a Theodor d’Adda, signore del luogo. Sono cinque case, è difficile dire se si tratta di un unico edificio con cinque abitazioni o se sono più abitazioni indipendenti.
Vi abitano cinque famiglie: Sartirana (20), due rispondono al nome Aqua (7+6), Mainino (6), Nava (5).

Sant’Apollinare:

Nel loco d’ le moniche d’s.to Apolinar habita
Il monastero è stato abbandonato dalle monache nel 1411.
Vi abita una sola famiglia: Brabilla (6).

Cassina del Bruno:

Ne una casa del S.re Ambrosio d’sp..? ne Casina del brun habita brabilla (7).

Ne una altra casa del S.re buosso ne la sudeta casina del brun habita cacianiga (14).

Molini:

Ne una altra casa zoe molino de li S.ri simonetti habita
Si tratta di cinque mulini abitati da: Brinal [soprannome] (6), angelina [vedova, manca il cognome] (7), (2) pirouen (14 + 4), mandello (6).

Misurato:

Ne una altra casa del loco del musurato de l’S.ra biancha d’adda habita
Vi abitano due famiglie: rauasio (7), Viganò (1).

Il censimento: Il nucleo principale di Arcore

Ora l’elenco continua indicando i luoghi con i soli nomi dei proprietari, con buona probabilità si tratta dunque di abitazioni poste all’interno del nucleo del paese.

Osteria d’Adda-Beccaria:

Ne una altra casa d’la s.ra biancha becaria moglia del qda S.re Costantio d’adda –ostaria
Riva (3)

d’Adda-Beccaria:

Ne una altra casa d’la s.ra biancha becaria habita: gatti (5).
Ne una altra casa d’la S.ra biancha d’adda habita
dito bachuc[soprannome?] (9), magiorin (9), (2) torre (8 + 6), (2) casate (12 + 10), caciola (7), braman (12), bosiso (5), galbiato (4).

Ne una casa de la S.ra costantia d’ada habita
riboldo (9).

Casate :

Ne una altra casa del qdams Priamo casate
naua(4), moro (4)

Ne la casa del S.re paulo casate habita
crippa (6), pirota (16), baresio? (5), romeo (5), torre (2), bertoloto (2), bramano (5), aqua (8), villa (3), magno (7), perigo (4), ogion (3),  mandello (11), gerosa (4), sala (4), bonazina (4).

Ne una altra casa del S.re Josepho casate habita
naua (6), dito gioanetto (1)

Ne una casa d’la ereda? del qdams Petro fran.co casate habita
nizola (13)

Ne una altra casa del S.re philippo casate habita
fumagali (14)

Ne la sua casa istesa habita Baldesar casate (2)

Simonetta:

Ne una casa del qda Sig.re Jacobo Simonetta habita
d’la torre (3),re d’ello (8),

ne una casa de l’ S.re octaviano simonetta
perego (4), d’ello (12),

Ne una casa del Sig.re fabricio simonetta habita
magiolin (15),

Ne una altra casa d’gli S.ri Simonetti habita
conson (12), galbiato (5), (2) braman (6 + 3), aqua (5), dittobaragitti (6), lesmin d’naua (8), (2) nava (4+7), brinal [soprannome](6), cataneo (5).

Caluo:

Ne la casa del S.re Bapta caluo? habita
braman(2), rola (4).

Riboldo:

Ne la sua stessa casa habita
sono tre famiglie a nome riboldo (8 + 4 + 3)

Rogora:

Ne una casa del S.re phederico rogora? habita
(2)sala (7+18), ditta bisogna (3), ogion (5)

Ghieppo:

Ne una casa d’Bapta ghieppo? habita
ditta bogiona (3), gerosa (4)

Briuio:

Ne una casa de ms Ambrosio Briuio habita
mauro (5)

Si termina indicando le famiglie che hanno una abitazione di proprietà, non dovendo alloggiare quindi in abitazioni altrui

Abitano in casa propria:

brabilla (4), furmento(7),brivio (5), perego (2)

Statistiche e curiosità

COGNOMI PRESENTI SUL TERRITORIO

Sono trascritti nella grafia come risultano sul registro. Il numero indica quante famiglie hanno lo stesso cognome:

4 aqua,
bachuc (soprannome), baragitti, baresio, bertoloto, bisogna (soprannome), bogiona (soprannome), bonazina, bosiso, 3 brabilla, 5 braman, brinal (soprannome), brivio,
caciola, cacianiga, 3 casate, cataneo, conson, crippa,
d’ello,
fumagali, furmento,
2 galbiato, gatti, 2 gerosa, gioanetto (soprannome),
magiolin, magiorino, magno, mandello, marinino, mauro, moro,
5 nava, nizola,
2 ogion,
perego, perigo, pirota, 2 pirovan,
ravasio, re d’ello, 4 riboldo, romeo,
4 sala, sartirana,
4 torre,
viganò, villa.

NOMI MASCHILI PRESENTI SUL TERRITORIO

Agosto, Aluisio, 4 Ambrosio, 9 Andrea, Angelo, 6 Antonio, Antonio maria,
2 Baldsesar, Baltra(?), 25 Bapta, Bapta elia(?), 3 Bartolomeo, Batistino, Benetto, 5 Bernardino, 2 Bernardo, Buosio, 5 Buoso, Buso,
Cesere, Christophore, Costantio, 4 Cristophoro, Cristophon,
Dionisio, 17 Dominico, 6 Donisio,
Epui(?), Erculo, Fabricio, federico,
18 Fran.co, Firmo,
2 Gaspar, 9 Germano, 4 Gioanno, 4 Giorgio,
6 Hieronimo,
11 Jacobo, Jacoboantonio, Jacobophilipo, Jacomo, Jo:, Joan, Joanangelo, 12 Joanno, 11 Jo: Angelo, Joanno Angelo, 5 Jo: Antonio, Jo: Bapta, 5 Jo: Jacobo, 3 Jo: Petro, 7 Josepho, Josipho, Jpolito,
Luduigo,
2 Maria, Mainino(?), Melchior, Miche, Margion, 3 Martino, moretto(?),
octaviano, Orazio,
5 Paulo, Petrin, Petrino, 20 Petro, 4 Petro Antonio, 2 Petro paulo, Philippo, Philiso, Priamo, puasio(?),
Ruger,
Sentino, Stefano, 3 Stephano, Stiphano,
2 Thomasio, 8 Togno,
Vicenzo, Virgilio

NOMI FEMMINILI PRESENTI SUL TERRITORIO

Abela?, 4 Anestesia, 21 Angela, 4 Angelica, 7 Angelina, Anna, Annonciata, Apolonia, Aureglia,
3 Barbara, Barbora, Bartola, Bernardina, 2 Biancha,
34 Caterina, Cecilia, Clara, Costantia,
Daria, Delalia(?), Dominica, Dominichina, 14 Dominighina, Donetta, Dionisa, 5 Donisia, Donisa,
4 Fran.ca, 7 Fran.na,
2 Germana,
4 Isabela, Isabeta, 2 Isabetta,
2 Jacomina, Joanina, Joanna, Jpolita, Jsabeta, 3 Juglia, Laura,
14 Lucia, 4 Lugretia,
14 Magdalena, 2 Maina, Marcolina, 34 Margarita, 3 Maria, Marta, morsilla(?),
orsina(?),
7 Paula, 9 Paulina, Prudenza,
3 Rosina,
2 Susana,
Thomasina, 2 Togna,
8 Vanina, Venturina, Veronica.

SOPRANNOMI

Antonio d’aqua dittoTogno,
Josipho braman ditto el giusano,
MaestroJo: Angelo Ribold ditto el barba,
Maestro Antonio barba d’riboldo,
Magdalena detta lena d’la Torre,
Joanno d’naua ditto el mongatello,
Philippo dito el bachuc  [manca il cognome],
Donisio d’la Torre dito maraglino,
Jo: ditto gioanetto  [manca il cognome],
Bapta magiorinditto colordoro ,
Bernardino Bertoloto dito el danesio,
Joanno brugolante d’casate.
Buoso d’casate dito bosino,
la morsilla? moglia di Christoforo d’casate,
Angela ditta la bogiona  [manca il nome e cognome del marito],
Vanina d’gerosa dita la carissona,
Stephano d’gerosa dito el catiuo,
Il moretto d’gerosa [manca il nome],
Magdalena ditta la bisogna,
Isabeta dita la moretta moglia del qda moro,
Martino ditto gli barigitti  [manca il cognome],
Andrea d’lesmin ditto d’naua,
Ambrosio ditto buosotto d’naua,
Germano dito Brinal  [manca il cognome],
L Togno dito el buol?  [manca il cognome],
fran.co del mandello ditto el bontoso,
Petro d’sala ditto petrezolo,
Germano d’mandello ditto penelo?,

GEMELLI

Bartolomeo e Bartola di Antonio d’sartirana,
Joannina e Venturina di Ambrosio pirota,
Domenico e Stephano d’casate (35).

TITOLI, FORME DI CORTESIA O DI RISPETTO

La forma Signore, nell’uso medievale, sottintende che il titolare, possessore di case e terreni, ha contadini alle sue dipendenze, o come affittuari o come braccianti; Signora è titolo che spetta alla moglie e alle figlie del Signore; Messer è titolo di origine provenzale e significa mio signore, dovrebbe avere lo stesso valore del precedente; Madonna è solo una forma di rispetto.

S.re-Sig.re (signore): Theodor d’Adda, Baptacaluo, Paulo casate, qda Jacobo Simonetta, Josepho casate, octaviano Simonetta, Hieronimo Caciola, Cesere Caciola, federico rogora, philipo casate, fabricio simonetta, Ambrosio d’sposare?, buosso.
S.ri(signori): Simonetti.
S.ra(signora): biancha becaria moglia del qda costantio d’adda, costantia d’ada, biancha d’adda, Isabela moglia di Hieronimo Caciola, Jpolita, Laura + figlie di Hieronimo Caciola.
Ms(messer): fran.co d’riua, Petro paulo casate, qda Priamo casate, Ambrosio briuio,  Erculo d’perego, Priamo absente, Agosto bosiso, Baldesar casate,
M.na(madonna): Caterina moglia di Fran.co d’riua, Prudenza moglia di Baldesar casate,
Maestro-m.ro (non si sa se il titolo qualifica anche un mestiere, muratore, selciatore, sarto, falegname, bottegaio o responsabile di una di quelle associazioni religiose dette Scholae, oppure altro): Jo: Angelo Riboldo, Antonio barba d’riboldo, Ipolito d’Crippa farer, qda fran.co riboldo, Petro riboldo, Antonio d’re d’ello, Bapta d’re d’ello, Andrea d’re d’ello.

PROFESSIONI e QUALIFICHE

Salvo queste poche persone e i titolati, si dovrebbe intendere che tutto il resto della popolazione è costituita da contadini che lavorano fondi in affitto o come braccianti.

PreteJo: Angelo mozato
masar (massaro = deriva da massa: nell’alto medioevo, insieme di fondi o poderi, con relative case rurali, qui si deve intendere come colui che gestisce un fondo per conto del padrone): Petro d’sartirana, cristophoro brabilla, Bapta d’nizola, Bernardino d’conson, Antonio maria del mandello;
oste Ms. fran.co riua;
fatescha (fantesca?), donna di servizio: Annonciata in casa di Ms fran.co d’riua oste;
farer, fabbro: Maestro Jpolito d’crippa;
pisonante, pigionante = cioè in affitto, non si sa se sia solo della casa o anche di terreni: Joanno d’naua ditto el mongatello, Bapta d’perego, Gaspar romeo, Petro d’perigo;
Jacobo famiglio di Bapta d’nizola;
donzella, dama di compagnia dela s.ra Jsabela Caciola: Marta.

VEDOVI

Bapta magiorin, [con otto figli], Bernardino d’Bertolato, Petro d’perigo, Thomasio d’rola?, Benetto d’ogion, Donisio del mandello.

VEDOVE

Sono 22, più del triplo dei vedovi, alcune con il titolo di  “capi di casa”, altre hanno ceduto la carica ai figli.

biancha becaria moglia del qda s.re Costantio d’adda, Caterina moglia del qda Jo: Antonio d’Villa, Magdelena ditta lena d’la Torre, Maria vidua d’villa, Paulina moglia del qda Gioanno magno, Dominica moglia del qda Togno d’conson, Germana moglia del qda Bartolomeo d’conson, Caterina moglia del qda Petro d’casate, Lucia moglia del qda Margion d’galbiato, Dominighina d’braman moglia del qda tognion, Magdalena moglia del qda Gioanno d’braman, Angela ditta la bogiona (manca il nome e il cognome del marito),  Vanina d’gerosa ditta la batistona, Paula moglia del qda Jo: Antonio fur.to [furmento], Magdalena ditta la bisogna [manca il cognome e il nome del marito], Rosina moglia del qda fran.co d’braman, Margarita moglia del qd Bapta d’galbiato, Caterina moglia del qda Bapta fumagali, Isabeta dita la moretta moglia del qda moro, Angelina moglia del qdaTogno [manca il cognome del marito], Jsabela moglia del qda fran.co d’ello, Paulina madre di Giorgio d’magiolin.

SENZA COGNOME

Tutte le donne, salvo la signora biancha becaria moglie del s.re costantio d’adda (negli altri casi sembra che il soprannome sostituisca il cognome),  Jo: ditto gioanetto, Martino ditto gli baragitti (probabile soprannome del clan), Germano dito Brinal.

SENZA NOME

Possono essere le sospensioni in attesa di completamento o le dimenticanze.

la moglie di Bernardo d’sartirana, la moglie di sentino d’naua, il figlio di sentino d’naua, la moglia di Paulo d’rola?, moretto [è il soprannome] d’gerosa, la moglia di Bapta de gli baragitti.

QDA

Abbreviazione di quondam, avverbio latino col significato di un tempo, una volta, nel testo ha il valore dell’italiano fu

S.re costantio d’adda, Ms Priamo casate, Jo:Antonio d’villa, Sig.re Jacobo Simonetta,  ms petro paulo casate, m.ro fran.co riboldo, Gioanno magno, Togno d’conson, Bartolomeo d’conson, Petro d’casate, Margion d’galbiato, Tognion d’braman, Gioanno d’braman, [senza nome e senza cognome] il marito di Angela ditta la bogiona, gerosa [manca il nome], Fran.co d’braman, Bapta d’galbiato, Bapta fumagali, moro [soprannome o cognome?], Togno [manca il cognome], fran.co d’ello.

Per finire un po’ di “numeri”

statistica-1

Dall’analisi dei numeri proposti, emerge come tra le famiglie censite, che contano da uno sino a venti componenti, estremi della forbice, una percentuale che supera la metà del campione (55%) conta un numero di componenti compreso tra 4 e 7 famigliari. Il primato spetta alle famiglie composte da 5 elementi, se ne contano 12, vale a dire il 16% del totale. Da vicino seguono quelle con 4 famigliari l’una, 11 nuclei per una percentuale del 14,5%. Le famiglie numerose, che contano da  8 a 12 elementi, si attestano di poco al di sopra di un quinto del censito (21,3%). Il campione si completa con un 9,3% di famiglie “molto numerose”, formate da 14 sino a 20 persone. Considerando le tre fasce analizzate il numero di abitanti è così distribuito:

famiglie composte da 4 sino a 7 componenti,  assommano ad un totale del 43% della popolazione,

famiglie da 8 sino a 12 elementi, determinano una percentuale del 30%,

infine famiglie da 14 a 20 elementi, compongono il 37% del censito.

statistica-2

In quel 1588 l’età più avanzata, riscontrata nella popolazione arcorese, si attesta a 74 anni. Sono tre maschi, i più longevi, poi tre donne, rispettivamente di 73, 71 e 70 anni, a completare il panorama di chi raggiunge i settant’anni. Riscontriamo un’analoga parità,  tra uomini e donne, nel conteggio totale della popolazione, 269 maschi, contro 262 femmine. Considerando poi le fasce d’età, di dieci anni in dieci anni, questa risulta la distribuzione:

1-10 anni: 26%

11-20 anni: 24,8%

21-30 anni: 18,8%

31-40 anni: 14,1%

41-50 anni: 9%

51-60 anni: 4,3%

61-70 anni: 2%

oltre 70 anni: 1%

Risulta quindi evidente come una percentuale superiore all’ottanta per cento, 83,6% non supera i quarant’anni di età. Numeri che lasciano intendere quale fossero le condizioni di vita alla fine del 1500. Sono passati 11 anni dalla fine della pestilenza detta di “San Carlo”, si sono ricompattate le famiglie e nuova popolazione è arrivata in paese. L’analisi proposta nella tabella sopra, evidenzia anomalie di frequenze, tra le varie età,  quale evidente conseguenza dell’epidemia passata da non molti anni.

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