IL MUSEO ETNOLOGICO DI GINO CASIRAGHI

Una imperdibile occasione, per tutti. Ancora un viaggio alle radici delle nostre origini. Questa volta è la suggestiva anteprima che Gino Casiraghi, ci presenterà a partire dal 21 Maggio sino al 5 Giugno del suo “Museo Etnologico”. Nelle accoglienti sale di Villa Scaccabarozzi, saranno messi in mostra un considerevole numero di oggetti, che raccontano una civiltà passata ma da cui non possiamo prescindere. La scelta di ambientare il copioso materiale pazientemente raccolto, in un lungo lasso di tempo da Gino, nei rispettivi luoghi domestici di pertinenza, come pure ricreare ambiti ed atmosfere, legati agli antichi mestieri, di cui gli oggetti sono i più sicuri testimoni, ci restituiranno sensazioni e ricordi che non potremo dimenticare.

locandina evento

Molti non hanno certamente vissuto la stagione proposta dall’esposizione, del “vecchio mondo contadino”, per altri solo ricordi, ormai lontani nel tempo, oppure racconti tramandati da persone più anziane. Non è da escludere comunque, forse per un numero limitato di visitatori, qualche esperienza diretta con tali oggetti, il nostro territorio è ancora ricco di cascine e l’agricoltura non completamente abbandonata e dunque questo retaggio che Gino Casiraghi, più avanti descrive e approfondisce, di tramandare alle generazioni successive, il patrimonio di oggetti e attrezzi da lavoro, è ancora vivo.

E’ quindi il tema dominante dell’oggetto che fa da filo conduttore all’evento e che il curatore della mostra vuole sottolineare con vigore, attraverso le note che proponiamo.

l'oggetto

GLI OGGETTI

Gli uomini muoiono, generazioni sostituiscono altre generazioni con ritmo costante e irrefrenabile. Gli oggetti invece si conservano a lungo. Sfidano il tempo. Ma anche le cose materiali, una volta cadute in disuso si disperdono, e se nessuno se ne cura anch’esse scompaiono. Gli oggetti che ci circondano fanno parte della nostra vita; sono i nostri compagni quotidiani, con i quali ormai raramente abbiamo un rapporto affettivo tale da conservarli. I nostri antenati avevano un rapporto diverso con le cose. Noi oggi conosciamo in parte la storia e il modo di vivere di antichi popoli, per i reperti archeologici. Tali testimonianze sono giunte fino a noi per la cura e l’amore che i nostri progenitori riponevano nel corredo personale. Ne avevano tanta considerazione che chi moriva se lo portava appresso. Con gli oggetti personali si addobbava la tomba, ultima dimora del defunto. Si pensava che le sue cose care fossero necessarie per aiutarlo anche nell’aldilà; o quantomeno gli avrebbero fatto compagnia. Tale sentimento, apparentemente ingenuo ai nostri occhi ma di alta civiltà, ci ha permesso di conoscere in parte la vita e i costumi di quelle lontane popolazioni.

IL MITO DEGLI OGGETTI

Per capire l’importanza che rivestiva il corredo di oggetti personali, basta rammentare che anche nella nostra civiltà contadina, gli attrezzi di lavoro si lasciavano in successione nei testamenti, come fossero gioielli, o addirittura più importanti. Bisogna avere di fronte questi oggetti per capire la grande differenza che intercorre ormai fra l’attuale modello di vita e il sistema esistenziale dei nostri padri. E si può anche capire lo svuotamento di valori ideali e morali che caratterizza la nostra epoca. In un tempo in cui la società corre col suo inconsapevole isterismo a praticare i nuovi culti consumistici, e tutto viene divorato e cancellato in fretta, raccogliere con paziente lavoro di recupero le antiche cose, significa conservare frammenti del passato che si dissolve. Preservare e dare dignità storica alle antiche testimonianze, è un’operazione che considero importante. Credo che il pubblico abbia piacere ad immergersi, per un momento, nella suggestiva materia della propria storia; a fruire visivamente l’aspetto di alcuni elementi tangibili del vecchio mondo rurale e dell’ingegnoso scomparso artigianato. Si possono vedere oggetti più o meno antichi che ci appaiono sorprendenti. Non perché siano complessi o raffinati, anzi, sono piuttosto grezzi, nati, come ho già rilevato, dall’esigenza primaria della funzione e dell’uso.

immagine museo ridottoLA FUNZIONE DELL’OGGETTO

Nella civiltà contadina non esisteva il concetto di oggetto piacevole o banale, ma solo il criterio di utilità. Gli oggetti non riflettevano un intento di essere belli (quella era un’esigenza delle classi elevate, nobili o borghesi) ma di essere utili. L’idea della qualità del prodotto certamente era presente, ma le necessità esistenziali che affliggevano le classi popolari, ponevano in secondo piano il criterio di estetica. Il rapporto forma-funzione (un ostico nodo del dibattito Bauhaus di Weimar, 1919) nella progettazione degli oggetti popolari si verificava spontaneamente, per esigenze pratiche. Nel tempo che stiamo considerando, gli oggetti d’uso quotidiano venivano fatti anche in proprio, senza pretese estetiche, ma solo per un loro preciso utilizzo. Anche nell’artigianato popolare le cose nascevano per necessità, restando sempre nell’ambito di creazioni esaurite, senza previsioni di future mete, se non quella determinata. L’intento di chi progettava, era di realizzare un prodotto funzionale allo scopo richiesto.

LA STORIA DEGLI OGGETTI

Si sa che i reperti antichi emanano un certo fascino. Personalmente, per i vecchi manufatti, ho una speciale attrazione. A volte mi soffermo, ammirato, a considerare l’abilità (anche se vista su un piano d’esecuzione grezza, ma non per questo culturalmente minoritaria) delle mani che li hanno costruiti. E’ interessante esaminare gli oggetti anche per la loro storia; vedere i segni, le ferite, le rotture, le riparazioni rabberciate alla meglio, coi pochi mezzi reperiti con difficoltà. Questi attrezzi corrosi, smangiati e tuttavia ancora dignitosi nella loro inerte presenza, costituiscono il linguaggio più eloquente e denso di signifi cati delle tormentata ed esaltante avventura umana dei nostri antenati. Certo che queste presenze vanno lette e considerate nel loro contesto. Le cose vivono solo dentro una propria realtà che ne struttura il senso, al di fuori di essa, tali reperti raccolti e collezionati dall’appassionato, mutano di valore, e diventano oggetti da esposizione.

LE RADICI DEGLI OGGETTI

Le testimonianze lasciate dalle precedenti generazioni, ci permettono di scoprire e conoscere non solo la storia di un’epoca, ma anche di constatare da dove giunge la moderna realtà, e come si sono determinate le condizioni di sviluppo dell’attuale società. Ciò che siamo lo dobbiamo in massima parte ai nostri progenitori; a quella stratificazione infinita di eventi prodotti dagli antenati. Ogni generazione fa le sue esperienze che passa poi, come il testimone in una gara di staffetta, a quelle successive. Quindi è attraverso le opere, le tradizioni, i costumi, le memorie dei nostri avi, che si sono strutturate le nostre radici. Conoscere la propria storia, sapere il percorso delle origini, significa anche un po’ capire le ragioni del proprio destino.

Gino Casiraghi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...