Pubblicazione di un contratto di vendita tra Vincenzo Bosisio e Cesare Giulini

Tra le pieghe della “rete”, l’amico Tonino Sala ha reperito sul numero 5 della Gazzetta di Milano del mese di Gennaio anno 1819, un interessante stralcio, in cui si riporta un contratto di vendita fra Vincenzo Bosisio e Cesare Giulini, di diversi beni immobili nel territorio di Arcore.

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Testata della “Gazzetta di Milano”

Due parole sulla fonte. La Gazzetta di Milano era organo ufficiale del Regno Lombardo Veneto,  istituito nel 1816, stesso anno in cui il precedente foglio denominato “Giornale di Milano”, organo a sua volta del Regno Italico, viene soppresso dagli austriaci a favore della nuova testata. Il giornale, nella sua veste ufficiale pubblicava, tra l’altro, comunicazioni che necessitavano di una diffusione sicura e trasparente, come appunto la testata poteva assicurare e certificarne l’esito. Il contratto di vendita viene pubblicato per rendere noto il contenuto, a chiunque fosse nell’opportunità di reclamare qualche diritto sulla vendita stessa. L’acquirente Cesare Giulini, voleva tutelarsi affinché alcuna persona potesse in futuro avanzare pretese sui suoi acquisti.

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Editto N° 726, la parte introduttiva, apparsa sul giornale.

Nel testo, che si andrà a sviscerare, si evidenziano alcuni luoghi che hanno segnato la storica toponomastica arcorese, ci riferiamo in particolare a: la curt di Lacée,  la curt del Multan e del Sanpulinàa,

i luoghi
La collocazione dei tre luoghi sulla mappa attuale

Per il commento ci si è avvalsi, appunto, dello stralcio dalla Gazzetta e delle fonti archivistiche (ASMI) relative alla descrizione dei “Fondi di seconda stazione” (edifici-1751) ed ancora della mappa catastale Teresiana: l’atto è del 1817 ma la mappa a cui si fa riferimento è ancora quella tracciata, per Arcore, nel 1722.

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Editto n° 726

L’I.R. pretura in Vimercate notifica a chiunque possa avere interesse, che mediante istromento 30 agosto 1817 a rogito del notaio avvocato Gio. Battista Villa, Vincenzo Bosisio, del fu Gio. Battista, domiciliato in Monza contrada del Duomo n° 118, ha venduto al conte, cavaliere della corona di ferro, don Cesare Giulini della Porta, podestà di Milano, abitante nella contrada di S. Nazzaro Pietrasanta, al civico n° 2316, alcuni stabili posti nel territorio di Arcore, di pert. 912. tav. 1. ½. cens. sc. 5762. 5. ½. per il prezzo di lire ital. 144. 29 per ogni pertica, formante nella sua totalità la somma di lir. 131,601.49.

testo gazzetta 1
La riproduzione del testo relativa al contratto. L’intero documento, cliccando sopra.

Che volendo l’acquirente conte don Cesare Giulini  rendere liberi detti stabili da qualunque siasi tacita ipoteca legale, o da qualunque ipoteca che avere potessero gli assunti sopra i medesimi, ha depositato sopra la suddetta pretura in copia autentica il  rammentato istromento d’acquisto 30 agosto 1817 non che l’estratto dello stesso, ed il certificato dell’ufficio delle ipoteche, comprovante la eseguita trascrizione, ed ha domandato che fossero dati gli opportuni provvedimenti per l’invocato effetto.
Che sopra tale istanza venne dalla stessa pretura deputato l’avvocato Domenico Angiolini in curatore speciale de’ creditori aventi ipoteca tacita legale sussistente senza iscrizione per supplire agli incumbenti attribuiti al R. procuratore dall’art. 2194 del cessato codice civile, come pure in curatore de’ creditori ipotecari assenti od ignoti, a sensi del paragrafo 276 del codice vegliante.
Che è stata ordinata l’affissione di detto estratto nei modi e luoghi indicati dall’art. 52 del decreto 25 ottobre 1808, non che nella cancelleria della pretura dove rimarrà esposto per due mesi compatibili dall’ultima esposizione degli affissi e negli altri luoghi giusta l’art. 25 del citato decreto.
Di tutto ciò vengono diffidati tutti gli aventi interesse all’oggetto principalmente che avendo o credendo d’avere diritto di ipoteche sopra gli anzidetti stabili come sopra, acquistati dal conte Giulini debbano nelle vie regolari effettuare la relativa iscrizione nel termine di due mesi a datare dall’ultima esposizione degli affissi come sopra, altrimenti trascorso infruttuosamente detto termine perderanno ogni loro diritto d’ipoteca, quantunque privilegiata, e sussistente anche senza iscrizione, ed i predetti stabili si riterranno passati in riguardo ai creditori non iscritti nel compratore liberi da ogni ipoteca e peso.

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Il tenore del succitato estratto è il seguente:

Estratto del contratto

Venditore

Il sig. Vincenzo Bosisio, del fu Gio Battista, domiciliato in Monza, contrada del Duomo.

Compratore

Il sig. conte don Cesare Giulini ca. dell’Ordine imp. della corona di ferro, e podestà di Milano, abitante nella contrada di S. Nazzaro Pietrasanta n° 2316.

Titolo

Istromento 30 agosto 1817 a rogito del notaio di Milano Gio. Battista Villa, e precedente scrittura privata 26 agosto stesso anno, inserita sotto A nell’istromento istesso.

Ente venduto

            Diversi beni stabili aratorij, semplici, moronati e vitati, boschi di diverse specie, caseggiati civili e rustici, indicati e coerenziati come abbasso, posti in territorio di Arcore, distretto VIII di Vimercate, provincia di Milano, in tutto di per. 912, tav. 1.1/2, a misura di catasto, coll’estimo complessivo di sc. 5762. 5. 5.1/2 pel prezzo di lire ital. 144.29. per ciascuna delle suddette pertiche, formanti nella totalità il prezzo di lir. 131,601.6 italiane, compreso in esso prezzo i fissi ed infissi secondo le indicazioni in esso istromento espresse, delle quali ital. Lir. 131,601 si pagarono all’atto dell’istromento l. 11012.77, altre lir. 38375 pagate per l’epoca dell’11 novembre 1817, ed altre lir 40283.30 pagate per il giorno 11 novembre 1818, ed il rimanente previo le deduzioni emergenti dal contratto da pagarsi per il giorno 11 novembre 1819. Dal detto prezzo si è convenuto dedurre il capitale corrispondente alle annualità procedenti da livelli, e di altri pesi perpetui, a cui fossero vincolati i fondi, calcolando cento di capitale per ogni cinque di annualità, avendo notificato il venditore esistere il peso di una messa, portante l’annua corresponsione di milanesi lir. 67.

Segue la descrizione de’ beni Venduti
Il possesso è stato dato all’acquirente coll’11 novembre 1817.

1° Campo aratorio moronato con filo di vite detto la Taverna al n° di mappa d’Arcore parte del 97 a catasto, di pertiche 17, tav. 19, coll’estimo di scudi 88. 2. 5, a cui fa coerenza da una parte il sig. Caronni D. Tomaso coi nu. di mappa 93 e 94, indi letto del torrente Molgorana, al di là del quale al sudetto sig. Caronni, col n° 98, marchese Febo d’Adda da due parti col residuo del n° 97, e causa pia d’Adda con nn. 90, 91, 92, dal quarto lato.
2° Campo aratorio moronato e vitato, detto Campagnae vigna di S. Apolinare, ai nn. Di mappa d’Arcore 62, 63, 83, e 84, sub. 1 e 2, a cui fa coerenza da una parte sig. D. Tomaso Caronni col n° 61, indi strada postale di Lecco compresa la ripa moronata al di là da esso in fregio al torrente Molgorana, dall’altra Radaelli sig. Francesco col n° 99?, indi causa pia d’Adda col n° 81. Dal terzo lato suddetta causa pia d’Adda col n° 80, indi Villata, signori Fratelli, e Cossa, vedova Gallia, contessa Teresa con nn. 81, 82 e 84 Dal quarto lato Villata e Cossa, vedova Gallia col n° 64, indi confine del comune di Bernate un terreno di ragione dei signori Villa Giuseppe e Rusca Lucrezia Giugali, e poscia Caronni D. Tommaso col n° 61, e catasto di pert. 229. 17 coll’estimo di sc. 3218. 3. 3.
3° Campo aratorio moronato e vitato, detto Vignazza di S. Apollinare, al n° 85 della mappa di Arcore, di pert. 75, tav. 5, coll’est. Di sc. 516. 6, a cui fa coerenza da un lato al n° 85 di questa ragione, da un altro la strada comunale di Bernate, e caseggiato di S. Apollinare di questa ragione, da un terzo alveo del torrente Molgorana, compreso le piante in esso, e la riva oltr’esso in fronte alla postale di Lecco, e all’ultimo lato comune di Bernate in poca parte, e il n° 60? Con terreni posseduti dai signori giugali Villa e Rusca suddetta.

4° Bosco ceduo castanile annesso a detto pezzo di eguale denominazione al n° di mappa ottantasei, 86, catasto di pert. 4, tav. 7, censito sc. 4. 2, a cui fa coerenza da una parte sig. conte Luigi Durini col n. 59, dall’altra strada comunale di Bernate con terreno posseduto dai sunnominati signori giugali Villa e Rusca.
5° Campo aratorio vitato e moronato detto Campo grande, ai nn di mappa d’Arcore 65 e 66, de’ nn 81 e 82, di pert. 197, coll’estimo di sc. 954, a cui la coerenza d’una parte i signori Villata e Cossa vidua Gallia, contessa Teresa, usufruttuaria dei nn. 81 e 82, da altra causa pia d’Adda col n. 80, quindi strada comunale di Velasca, dal terzo lato Caronni D. Tommaso col n. 69, e parrocchiale di S. Eustorgio di Arcore col n. 68, dal quarto lato bosco ceduo forte e castanile al n. 67 di questa ragione, indi confine di Bernate con terreno posseduto dai signori giugali Villa e Rusca suddetta.
6° Bosco ceduo castanile e forte al n. di mappa d’Arcore 67, di pert. 15, cens. Sc. 45, a cui la coerenza da un lato il n° 66 di questa ragione, da un altro casa Parrocchiale di S. Eustorgio d’Arcore col n°. 68, ed all’altre due parti confine del comune di Bernate un terreno posseduto dai signori giugali Villa e Rusca sunnominati.
7° Aratorio moronato e vitato detto Vignetta sulla strada di Oreno al n° di mappa d’Arcore 306, e catasto di pert. 17, tav. 15, cens. sc. 107. 2. 4 a cui la coerenza una parte strada comunale da Arcore ad Oreno, dagli altri tre lati i signori Villata e Cossa vedova Gallia coi nn. 300, 305, 314.
8° Aratorio moronato e vitato detto il Marcione sotto parte del n° di mappa 181, di pertiche 46, tav. 5 coll’estio di scudi 322. 1. 6, a cui la coerenza da una parte l’alveo del torrente detto della Valle dei Morti, dall’altra diramazione di detto torrente sino a metà alveo del suddetto, ed al di là d’Adda marchese Febo coi nn. 25 e 185, Vismara erede del sig. Gio. Antonio col n° 184, e Caronni D. Tommaso col n° 182, dal terzo Caronni suddetto col n° 182, quindi strada consorziale detta alla Spazzata, e Durini conte Luigi col n° 178, dal quarto lato pure Durini conte Luigi col n° 179, indi causa pia d’Adda, e Sala sig. Provino col residuo al n° 181.
9° Bosco grande detto Brughiera e Ronco, ai nn. di mappa d’Arcore del 6, 34, 33, 35, 38, 37, castanile forte e in parte dolce, a catasto di pert. 309. 2. ½, a cui la coerenza da una parte d’Adda marchese Febo col n° 22, indi strada comunale pendente alle Brughiere ed al Mezzocco(Masciocco?), parte esistente, parte distrutta, ed al di là di essa d’Adda marchese Febo col n° 50, dall’altro lato Dall’Orto D. Agostino, indi Villata e Cossa vedova Gallia, contessa Teresa, usufruttuaria ambi col residuo del n° 6, dal terzo lato alveo del torrente Molgorana sino a metà di esso, ed al di là confine di Bernate posseduto dai signori giugali Villa Giuseppe e Rusca Lucrezia, dal quarto lato Caronni D. Tommaso coi nn. 55, 54, 53, insdi causa pia d’Adda coi nn. 51, 50, 49 e 38.
10° Bosco castanile ceduo detto del Cambio d’Adda, al n° di mappa di Arcore parte del 53 di pert. 10, tav. 11, coll’est. di sc. 5.5.4, a cui la coerenza da un lato strada delle Brughiere tendente al Mezzocco (Masciocco?), e da altro lato suddetti con parte del n° 33, dagli altri due lati d’Adda Marchese Febo con parte al n° 33.
11° Brolo annesso alla casa civile in Arcore vitato al n° di mappa di Arcore 116, di pert. 11. 2, coll’est. di sc. 140. 3. 4, a cui la coerenza strada comunale tendene alla Cazzola con muro di cinta di questa ragione, dall’altra Durini C. Luigi col n° 118, mediante le mura di cinta di questa ragione, indi caseggiato rustico di questa ragione al n° 363 Un orto al n° 271?, dall’altro signori Villola e Cossa vidua Gallia, col n° 116 unito al n° 350, dall’altra casa civile di questa ragione al n° 360, con orto al n° 131, indi casa civile di Don Agostino dall’Orto al n. 361, con orto al n° 130.
Vimercate, dall’I.R. pretura il 17 dicembre 1818.
L’I. R. consigliere pretore Mari.
De Magri, att. cancell.

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Ex Curt di Lacée (Gariboldi) o Curt di Terusz o Curt da la Batibala

FIG 6

fig 7
Via Corridoni, ex Via dei Ronchi, ex Strecciolo

Le immagini pubblicate, relative a due disegni di Enrico Sala che riproducono l’aspetto della “Corte” poco prima della demolizione, sono state fotografate nella “Sala del Camino” dove, con altre, sempre dello stesso autore, ne adornano le pareti.

Oggi la corte non c’è più, è stata demolita, e al suo posto vi è un condominio che fa da limite angolare ai comunali “Giardini Ravizza”.

fig 8
Il moderno condominio sorto sull’area della scomparsa corte

Questa la descrizione tratta dall’atto:

12° Casa civile ed annessi rustici, corte e giardino posta in Arcore al n° di mappa 360, con orto al n° 131 a catasto di pert. 3. 11, coll’est. di sc. 32. 5. 1, a cui fa coerenza da un lato strada interna comunale, detta Strecciolo, dall’altra casa Villata e Cossa vidua Gallia, come sopra alli nn. 359 e 115, dall’altro brolo di questa ragione al n° 116, dall’altra Dall’Orto Don Agostino colla casa civile ed orto uno al 361 e 130.

fig 9
Sezione dell’editto

La rilevazione originale, a formare il “nuovo Catasto”, fatta per Arcore nel mese di agosto del 1721, fu ridisegnata e suddivisa in 19 fogli nel 1722. Poi vi fu una interruzione dal 1733 al 1751 quando ripresero le rilevazioni completandolo. Il nuovo catasto entra in vigore con il 1° gennaio 1760 a seguito del dispaccio sovrano di Maria Teresa del 29 novembre 1759, ed è per questo che viene detto anche “Catasto Teresiano” o di Maria Teresa.

fig 10
La zona nella mappa del “Catasto Teresiano”

360/359 – Galia = Reverendo Lanciloto, e Flaminio qm Antonio – Casa di propria Abitazione compreso il giardino in Mappa al n° 115 in tutto pertiche 8 e tavole 18. Coerenza da levante D. Aquilino Meregalio, à Mezzogiorno Strada, à Ponente Strada ed a Tramontana del Sig. Don Giacomo Locateli.

fig 11
La rilevazione , dei così detti “Beni di seconda stazione”

Note: Si è visto che dalla rilevazione originale del catasto (1721), rispetto alla entrata in vigore ufficiale (1760), passano quasi una quarantina d’anni e quasi una sessantina da questa alla pubblicazione della vendita. Quindi, in un secolo riuscire a porre in fila i vari possessori che si sono succeduti fino al Vincenzo Bosisio richiederebbe una ricerca approfondita negli archivi storici del catasto, ma … ne varrebbe la pena? D’altra parte anche per il Bosisio non abbiamo possibilità di identificazione: dalla testata dell’editto apprendiamo che abitava in Monza e certamente, visti i possessi, doveva essere persona facoltosa, ma, tranne questo, … tutto termina qui.
L’identificazione invece, per il personaggio del compratore, chiamato conte e podestà di Milano, è storica, e su Internet, oltre che sul libro della “storia di Arcore”, si trovano numerose notizie che riguardano la famiglia e lo stesso Cesare – attenzione a non confondere il nonno (1755-1820) col nipote (1815-1862) -. Ci si limita quindi a ricordare che nelle vicende arcoresi i Giulini entrano dopo l’acquisto del “San Martino” e la ricomposizione quasi totale delle proprietà del soppresso monastero. A loro sarebbe da attribuire la costruzione o l’adattamento della Villa che integrò l’antico Monastero conservandone, restaurata, la cappella. Potrebbe essere che il “Podestà”, nella sua carica, abbia avuto conoscenza in anticipo rispetto ad altri della volontà del Bosisio di liquidare i suoi beni arcoresi, intervenne continuando quindi in luogo la ricomposizione e l’aumento del suo patrimonio fondiario arcorese.

Questa proprietà, dei Gallia (Lancillotto e Flaminio), come risulta più sopra, è esposta in mappa nelle due partite catastali 360-359; l’oggetto della vendita, in possesso del Bosisio, però è solo la parcella 360, la 359, all’epoca della vendita, che fa da confine est, è ancora dei Gallia, cioè della vedova Teresa Cossa Gallia alla quale sono affiancati i non ben identificati fratelli Villata.

Nota: Teresa Cossa Gallia, nel 1817 è la vedova di Lancillotto, infatti dai registri parrocchiali, scritti dal curato Castelnuovo, risulta: “…14 gennaio 1780 la Signora Contessa Donna Costanza Olivazzi Gallia moglie del Sig.r Conte d. Flaminio Gallia villeggiante in questa Parrocchia di Arcore munita dei SS.mi Sagramenti… passò da questa a miglior vita d’anni 52 e fatto alla sera dal di lei cadavere con facoltà arcivescovile il trasporto privato in questa Chiesa Par.le da me Cur.to inf.to è stato celebrato nel dì seguente l’officio solenne con dieciotto sacerdoti con messa in suffragio dell’anima sua, ed in seguito data sepoltura nella Chiesa vecchia…”
Nella nota successiva, del curato Vismara, relativa alla morte del figlio di Costanza vi è qualche incongruenza da spiegare sul nome del padre del defunto, dal curato scritto Harminio: errore di identificazione o altro?
“…11 settembre 1810 il Sig.r C.te Antonio Gallia dal Pozzo fig.lo del fu Sig. Conte Don Harminio, e della fu Sig.ra Contessa D.na Constanza Olivazzi domicilato in Milano sotto la Parrocchia di Santo Stefano Maggiore passò nella scorsa sera da questa vita a migliore in età d’anni quarantuno avendo già disposto nel suo testamento, che il suo corpo fatto cadavere fosse trasportato, e sepolto in questo Cemiterio, quindi nel giorno dodeci dopo le esequie in Milano in d.ta Chiesa, previo permesso del Sig.r Caccia Prefetto del Dipartimento d’Olona, venne tradotto il d.to Cadavere con l’accompagnamento del R.do Parroco di quella stessa Chiesa a questa sua Casa di villeggiatura , e fatto il trasporto in Chiesa coll’intervento di me Curato inf.to e di quattro altri Sacerdoti, come pure di questa Confraternita del SS.mo Sacramento venne sepolto il di lui cadavere in questo Cemiterio di Arcore…”

Dalla annotazione delle coerenze emergono anche altri proprietari del tempo (1817), evidentemente subentrati a quelli indicati nella Mappa catastale corretta del 1722. Quindi seguendo le indicazioni dell’atto di vendita abbiamo: la via Corridoni chiamata Strecciolo (Strecieu), diventerà poi Strada dei Ronchi; la proprietà Gallia, ex Enel, che cumula anche il campo a nord; poi la ex proprietà Ravizza attribuita a Don Agostino Dall’Orto, in precedenza era di Don Giacomo Locatelli.

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Ex Curt dal Multan oggi Corte Giulini

FIG 12
Via Abate d’Adda. La corte come si presenta oggi dopo la riduzione mediante demolizione delle cosiddette aggiunte ottocentesche e il restauro.
FIG 13
Disegno realizzato nel corso dei lavori di sistemazione del luogo. Si evidenziano le molteplici strutture ed i differenti materiale impiegati nel corso del tempo

Il disegno di uno scorcio del lato ovest, rilevato quando i lavori erano ancora in corso, dà un’idea del tipo di muratura ibrida e delle varianti che il fabbricato aveva già subito: sassi “borlanti” a spina di pesce, cocci, mattoni di diverse dimensioni ed epoche, archi fatti e rifatti, riduzioni di aperture, rifacimento di spalle, ecc.

FIG 14
L’accesso alla “corte” da Via d’Adda

13° Casa colonica in Arcore, detta Pizzighettone, con corte ed annessi orti al n° di mappa 365, con orto al n° 117 di pert. 2. 4 coll’est.(estimo) di sc.(scudi) 20. 3. 4, a cui la coerenza da una parte brolo di questa ragione al n° 116, indi in poca parte Villata e Cossa vidua Gallia, col giardino della casa al n° 359, dall’altra muro e porta dei fratelli Sala al n° 358, con orti al n° 109 100? (dovrebbe leggersi 110, in quanto la parcella 100 è riferita al campo sul retro della Visconta), e quindi strada comunale d’accesso al presente caseggiato, dal terzo lato strada comunale, dal quarto lato conte Luigi Durini col n° 118.

FIG 15
Tratto dall’editto

Pizzighettone: quando e come questo nome fu applicato alla cascina in questione è un mistero senza possibilità di soluzione, si potrebbe azzardare che nel corso del tempo abbia preso il nome da qualche abitante proveniente da quella località (come usava un tempo il soprannominare le persone chiamandole col nome del luogo di provenienza che poi finiva per identificare anche l’immobile abitato).

Ipotesi attendibile per il fatto che la cascina, in origine, faceva parte delle proprietà arcoresi di “Lucio Visconti e fratelli”, i quali in quel paese (Pizzighettone) avendo possedimenti, avrebbero potuto spostare da un luogo all’altro qualche massaro, ma … sono e rimangono comunque solo idee buttate lì.

FIG 17
Il luogo dalla mappa del Teresiano

Una breve nota sulla mappa copiata dai disegnatori Croppi e Mugnozzi dall’originale rilevato dal Frast, sulla quale sembrerebbe che la zona sia egregiamente servita da strade, mentre occorre segnalare che manca totalmente l’indicazione del percorso delle Molgorane e la stradina (chiamata poi Strada del Roggiolo) che, aggirando a nord la parcella 108-364, tagliava l’angolo con due ponti superando i due rami del torrente e collegando anche qui i lati est-ovest del paese; particolari ignorati dal rilevatore e quindi trascurati dai disegnatori. Il particolare è invece ben evidente sulla mappa del 1859.

FIG 18
In evidenza i corsi d’acqua, che non compaiono nei rilevamenti del “Catasto Teresiano”

Lo stralcio dalla “Descrizione dei Fondi ….” dice che Giacomo Locatello oltre alla proprietà oggetto della vendita (parcella 363) possiede anche la corte che era nota come “Curt di Bafot” (parcella 364), oggi parte di “Largo Arienti”.

FIG 19
La rilevazione nei “Beni di seconda stazione”

364/363 – Locatello = Giacomo qm March’Antonio – Casa (d’affitto – depennato) compreso l’Orto in mappa al n° 117 in tutto pertiche 2 e tavole 4 – (Fitto annuale £ 140 – depennato) – Coerenza da levante del nominato? Meregaglio, a Mezzogiorno in parte de S.S.ri Fratelli Galia, ed in parte del detto Sig. Locatelo a Ponente e Tramontana strada.

La disposizione in diagonale rispetto ai punti cardinali, genera qualche difficoltà nel riconoscere in dettaglio le coerenze, per le quali più che le note, per l’effettiva identificazione si può ricorrere sempre nella “Descrizione …” ai numeri delle parcelle collegate ai possessori.

FIG 20
Largo Arienti

La zona è perfettamente riconoscibile sul lato sud anche oggi, mentre a lato nord, le corti Brigatti-Garancini o “Curt di Manara” e Corte Morganti o “Curt di Bafot”, sono state abbattute, generando il nuovo complesso edificio che orna il lato nord di Via d’Adda e la piazza denominata Largo Arienti: edificata su un vasto parcheggio sotterraneo che le esondazioni delle Molgorane, deviate nel loro percorso, non mancano di trasformare in piscine.

FIG 21
La zona prima degli abbattimenti, in sequenza: ca’ di stiraduri, curt di Bafot, punt da la Mulgurana, strecieu per ca’ di Redaei, curt dal Bunfant (ingresso con cancello), e per la curt dal Multan.

Sempre dalle coerenze dedotte dall’editto n° 726 risulta che i fratelli Sala, subentrati per acquisto ai Locatelli, parcelle 358-108-110, sono i proprietari di quella che un tempo era chiamata “Curt dal Bunfant” ove gesticono un’osteria; (oggi con sezioni spartite fra i Meani, i Redaelli, e altre famiglie), nel 1793 erano ancora in affitto.

FIG 22
La porzione di fondo su cui sorgerà la prima costruzione dell’Albergo Sant’Eustorgio

Pietro, figlio di Luigi, uno dei fratelli Sala, poco più avanti nel tempo (1858), acquisterà da donna Teresa Bellini vedova Cossa (vedova forse di Antonio Cossa) il terreno di fronte per costruirvi l’Albergo Sant’Eustorgio, oggi enoteca e drogheria.

Sant’Apollinare (Sanpulinàa)

FIG 23
1722 La collocazione, di Sant’Apollinare, rispetto al lato NE del paese

Nella storia documentata di Arcore, il Sant’Apollinare occupa nel tempo il primo posto con il ritrovamento in loco di un frammento di lapide dedicata alla sorella di Caligola, parzialmente erasa, per la quale, sulla sua presenza, sono state fatte molte ipotesi, dal negarne l’appartenenza al luogo fino a ipotizzare che facesse parte di un delubro, eretto in un mansio, dal quale, con l’affermarsi del cristianesimo, derivò una modesta cappella ai tempi dei Longobardi, evoluta poi in una vera e propria chiesina con l’avvento del monachesimo benedettino che dalle donazioni “ad melioranda”, si assunse l’onere di riportare l’agricoltura in luoghi che erano inselvatichiti.

FIG 24 25
La lapide dedicata a Drusilla e il documento della donazione di Umfredo

Il primo documento scritto che ne attesta l’esistenza è datato 1100 e riguarda la donazione di un campo fatta da un tale Umfredo alla chiesa di Sant’Apollinare, segue poi nel tempo una nutrita documentazione che va dalla chiusura del monastero (circa 1411) alla totale dissoluzione dei suoi beni (1782).

FIG 26
L’antica chiesa di Sant’Apollinare

Stralcio da una ministoria:
“nel tempo, divenuto quasi o totalmente deserto fu aggregato alle monache francescane di sant’Apollinare di Milano (circa 1411: il luogo cessò di essere monastero e divenne cascina) e queste, dopo vicissitudini di affitti (processo del monastero contro il fittavolo Calastrino [1438]; investitura semplice, fatta dal monastero a pro di Ambrosium de’ Cambiago [1478]), controversie sull’attribuzione di proprietà (processo del monastero contro Pietro Antonio e fratelli Casati [1494-1496]) e di altre investiture (di queste, una novennale della cascina, di un sedime da massaro e 395 pertiche di terreni, boschi e brughiere [1675]) che durarono per un altro secolo, le monache di Milano subirono la soppressione del loro monastero (1782): la proprietà fu definitivamente smembrata e la cascina, chiesetta annessa, finì per essere venduta a Giacomo Locatelli (1786).
Seguirono vari passaggi a breve distanza di tempo: nel 1801 troviamo proprietario Bellone Gioacchino, abitante nella cascina; nel 1816 Bosisio”.

FIG 27
Cascina Sant’Apollinare, parte interna

14° Casa colonica a S. Apollinare con corte e annessi orti, Oratorio e broletto piantumato avanti ad esso al n° di mappa 390 con orti alli nn. 87 e 89 di pert. 3, tav. 23, coll’est. di sc. 37. 3. 5, a cui fa coerenza da un lato alveo del torrente Molgorana compresa la ripa piantumata al di là di essa in fregio alla strada postale di Lecco da due parti al n° 83 di questa ragione, e dal quarto lato strada comunale di Bernate, e al di là di essa causa pia d’Adda colli nn. 90, 91 e 92, salve le più vere coerenze, e come trovansi detti stabili dettagliatamente descritti, e coerenziati nell’atto di riconsegna emesso il giorno 16 dicembre 1799 dal sig. agrimensore di Milano Ambrogio Fossati.

FIG 28
Lo stralcio dall’editto

Siamo nel 1817, da 400 anni il monastero ha cessato di esistere e da 35 anni le Monache ne hanno perso la proprietà finita nelle mani del Bosisio. Ora un nuovo pretendente che sta impinguando i propri investimenti terrieri ne ha trattato e realizzato l’acquisto. I termini di riferimento, aggiornati nel 1751, sono ancora quelli reperibili sulla mappa disegnata quasi cento anni prima. Ma, in cento anni, qualche cosa è cambiato, i Giulini, i d’Adda e il governo austriaco hanno tracciato nuove strade, nuovi appezzamenti sono stati messi a coltura e nuovi investitori si sono succeduti in varie proprietà. Prima però che il paese esca da quel torpore medievale, conservatore di privilegi e angherie, passerà quasi un altro secolo.

FIG 29
Stralcio del paragrafo della “Descrizione …” riguardante il Sant’Apollinare

390 – Cassina detta S. Apolinaro – R.R monache del Monastero di S. Apolinaro di Milano – Casa in conto di Lavorerio ed a la marcata? in Mappa al n° 88 e li due Orti al n° 87, é 89 in tutto 3 pertiche e 23 tavole.

FIG 30
Dal “Catasto Teresiano”, manca l’evidenza dei corsi d’acqua

Anche su questa foglio di mappa si trascurò di indicare il torrente Molgorana che scorre parallelo alla strada chiamata: postale di Lecco.

prima restauro
Due immagini, Sant’Apollinare prima dei restauri. (Archivio fotografico del Comune di Arcore)

I lavori di recupero, restauro e trasformazione, seguiti all’acquisizione della proprietà dal Giulini, pur mantenendo l’impianto entro gli antichi limiti, modificarono l’aspetto della corte e una commistione di vecchio e nuovo appare anche oggi, nei vari scorci della cascina, dopo il subentro del Comune, il definitivo restauro e la variata destinazione d’uso dell’edificio.

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Ancora una curiosità.

FIG 33
Nell’editto l’indicazione del “Campo grande”

Riferendoci alla pergamena relativa alla donazione di Umfredo, nel testo è scritto un nome che identifica il luogo dove è collocato il campo donato: Campogrande; ebbene, lo stesso nome lo incontriamo tra gli acquisti del Giulini  (°5), perfettamente identificato sulla mappa del 1722.

FIG 32
Dal “Catasto Teresiano”, i riferimenti al Campo grande

Se si trattasse dello stesso luogo, sarebbe un bel record di durata per un nome.

FIG 31
Frammento del documento del 1100, con l’indicazione del “Campo grande”
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