ARCORE L’ORATORIO DELLA BEATA VERGINE IMMACOLATA E I VISMARA

Tempo fa curiosando nelle carte catalogate come “Scripta Vetera” relative alla pieve di Vimercate, conservate nell’Archivio Diocesano di Milano, venne nelle mani la relazione della visita pastorale dell’arcivescovo Pozzobonelli. Si tratta di pagine vergate con cura e di non difficile interpretazione nel segno che il compilatore tracciò con molta precisione. L’anno della visita alla Pieve è il 1756. L’attenzione andò alla descrizione che era stata fatta per Arcore e quindi alle indicazioni fornite per L’Oratorio intitolato alla Beata Vergine Immacolata. Volevo girare il documento all’amico Tonino Sala, nella convinzione che riguardasse la chiesetta che sorge in via Abate D’Adda, di pertinenza di quello che fu l’asilo per l’infanzia di Arcore e nei tempi l’oratorio femminile. Quando mostrai le riproduzioni a Tonino, subito mi disse che non poteva trattarsi di quanto io avevo supposto, visto che l’edificazione dell’oratorio in via D’Adda, la Geseura, per gli arcoresi d’antan, era prossima al 1856. In effetti nelle sue ricerche passate aveva incontrato ripetutamente traccia di questo più antico oratorio, senza essere nella possibilità di identificarlo con precisione. L’occasione fu comunque spunto per ritornare sull’argomento. Con la passione che lo contraddistingue, si ributtò  sul “caso”. Ora l’indagine svolta, ci permette  di leggere queste precise note, che non sciolgono l’arcano ma propongono un ventaglio di possibilità, tutte degne d’essere approfondite. L’intero scritto è una nuova occasione per conoscere questo o quell’edificio, questa o quella via, che con noncuranza abbiamo visto e attraversato innumerevoli volte senza porre alcuna attenzione e che senz’altro da oggi assumeranno una nuova luce.

chiesa

Nel 1994, nella “Chiesa delle suore” fu allestita una mostra intitolata “ARCORE: UN POPOLO – LA SUA CHIESA – IL SUO TERRITORIO (note storiche e progetti attuali per la vita di un borgo)” nella quale erano esposte copie di pergamene, fotografie e progetti riguardanti il Paese presentati come un racconto storico che attraversava i secoli. La disponibilità di abbondanti documenti si tradusse poi nella composizione di un libro stampato in 1800 copie. Nelle ricerche all’Archivio parrocchiale per la stesura definitiva, una annotazione semplice scritta sul libro dei morti svelava l’esistenza ad Arcore di una Chiesa della quale, nei tempi nostri, non si sapeva più niente e per la quale, dalla curiosità, nascono oggi queste note.

“…5 luglio 1804 – Carlo Antonio Perego fig.lo del fu Antonio di Arcore caduto da un ponte di fabbrica passò… in età di anni quindici, previa la visita giudiziaria gli vennero fatte le esequie nella Chiesa della B.V .Immacolata di questo luogo ritrovandosi impedita la Parr.le attesa la fabbrica d’essa…“, la stessa nota relativa ad esequie celebrate in questa chiesa e con la stessa motivazione si trova in una registrazione del 29 luglio relativa all’atto di morte di Angela Maria Callona moglie di Gioanni Sala.

ESPLORA..

impedita la Parr.le attesa la fabbrica d’essa…”

– la Parrocchiale era ancora in fase di completamento, probabilmente si trattava della facciata, e ciò impediva materialmente l’accesso all’edificio. D’altra parte, la nota sull’atto di morte del’Abbate d’Adda (24 agosto 1808) dice essere questa “ultimata recentemente”, si dovrebbe quindi dedurre che i lavori finirono poco prima di tale data.
Il Curato Vismara morì il 23 giugno 1839. La registrazione del decesso si trova sul “Libro dei Morti” iniziato dal Vismara stesso il 20 marzo 1800 e usato fino al 18 dicembre 1815 . (Il libro non è usato ad esaurimento pagine in quanto, probabilmente per disposizione dell’autorità civile si passò a nuovo registro con formule e modalità di trascrizione diverse da quelle usate fino ad allora). La registrazione è di mano del curato di Oreno che avendo necessità di scrivere un minimo di storia dell’avvenimento non volle avvalersi del nuovo registro ufficiale ma annotò il fatto sul vecchio registro. Questa è l’annotazione:

CARTOLINA 1

“…Milleottocento trentanove addì 23 giugno…
Il M.to R.do Sig.r Giuseppe Vismara Parroco di S. Eustorgio d’Arcore Pieve di Vimercate dopo lunga penosa malattia d’asma ricevuti i SS.mi Sacramenti… …morì nel bacio del Signore e andò agli eterni riposi dopo aver retto questa Parrocchia per anni 39 in età d’anni 77. Fatte a lui le esequie con l’intervento del M.to R.do Prevosto di Vimercate Vicario Foraneo, e coll’intervento del V. Curato a jure, il R.do Sig.r Giuseppe Leoni Parroco d’Oreno, e di altri 18 sacerdoti fu sepolto nel Cimitero della Parrocchia sud.ta tre giorni dopo la di lui morte.

Da questi semplici note apprendiamo che ad Arcore esisteva una Chiesa della B. V. Immacolata e questa è una cosa totalmente nuova. Non poteva essere quella delle Rev.de Suore in quanto a quell’epoca non esisteva ancora: la mappa del 1855 dà l’area totalmente sgombra e la prima traccia di esistenza di questa risulta da una mappa del 1859 sulla quale è tracciata, a tratteggio, la sagoma dell’abside e di parte dei muri laterali, ad indicare che era in costruzione. Essa viene data funzionante solo a partire dal 1894. E’ aperta quindi la caccia alla ricerca di notizie sulla collocazione e funzioni di questa chiesa ancora esistente nel 1804.

Dell’esistenza di questo “Oratorio”, nel 1996, sul libro “La storia di Arcore”, nel capitolo riguardante “I luoghi del sacro”, l’autrice Luisa Dodi, quando scrive de “Gli oratori minori”, ne parla, lasciamo a lei il racconto:

«…A differenza delle chiese minori fin qui considerate, tutte situate in località abbastanza lontane dal centro di Arcore, l’oratorio dedicato alla Beata Vergine Immacolata, fatto costruire nel 1739 dal canonico ordinario Antonio Vismara, penitenziario maggiore della Chiesa metropolitana milanese, si trovava nelle immediate vicinanze della chiesa di Sant’Eustorgio. La cappella era attigua alla casa dei Vismara, famiglia rilevante del notabilato locale del Settecento. Naturalmente i Vismara esercitavano sull’oratorio il diritto di patronato.
Per parecchi decenni la cappella, dove si celebrava una messa settimanale, fu aperta anche alla popolazione.
Nell’Ottocento subentrarono nuovi proprietari che si adoperarono inizialmente per verità senza successo, per farne un oratorio esclusivamente privato…»

Dove fosse fisicamente collocato questo “Oratorio” non è ben chiaro, le ricerche della professoressa Dodi danno la Cappella come “attigua” alla casa dei Vismara, ma …

fig 1
Sezione del foglio 9 della mappa – è evidente al n. 375 lo schema d’impianto della proprietà, come risulta, descritto nello stralcio del documento di rilevazione.

 …secondo le mappe catastali del Territorio d’Arcore Pieve di Vimercate completate e rese operative, con dispaccio sovrano del 29 novembre 1759, da Maria Teresa imperatrice d’Austria e Duchessa di Milano, dal 1° gennaio 1760, risulta che il “Vismara rev.do Giò Antonio qm (fu) Giuseppe” era proprietario e abitante di quella che fino ai primi anni cinquanta del 1900 era nota come “Corte dei Brambilla” o “Curt di Sensai” o anche “Corte Valerio”, cioè quel fabbricato che, venendo da largo Vela, troviamo sulla sinistra poco avanti l’imbocco di via Montegrappa.

fig 2
Trascrizione della rilevazione relativa ai Beni di Seconda Stazione: 375 Vismara Monsig.re Gio Antonio q.m Giuseppe Casa di propria abitazione, compreso il giardino in mappa al n. 146 in tutto pertiche 1 tavole 19 Coerenza a detta casa e giardino, da Levante a Mezzog.no Strada, à Ponente, roggia detta il Fontanino, ed à Tramontana del nominato Sig,re Vismara. (è la parcella indicata al n. 147).

Attenzione! Nella lista dei possessori, segnata a lato nel foglio 9 della mappa, il Vismara confinante di Tramontana risulta essere ancora Giuseppe, cioè il padre del monsignore; nel documento suesposto, invece, è già stata aggiornata la successione.

fig 3
Corte Valerio come appare oggi

Sembrava quindi che quell’”attiguo” indicasse come “Oratorio della Beata Vergine Immacolata” la chiesetta che sta di fronte al carruggio che separa la Corte dei Brambilla (o Corte Valerio) dalla ex “Corte Ravizza”.

fig 4
Il carruggio, al suo fondo l’Oratorio

La stessa è stata di recente ristrutturata, adattandola da corte contadina, completa di abitazioni stalle e fienili, a condominio di appartamenti,demolendo anche parte della collinetta laterale per creare un accesso ai box sotterranei costruiti ex novo.

fig 5
La ex Corte Ravizza oggi

Osserviamo come, la fabbrica di questa cappella, secondo il testo della “Storia di Arcore” nel capitolo già citato, viene attribuita all’Abate d’Adda, non solo ma in un’epoca successiva a quella indicata:

«…Per la seconda metà del Settecento va segnalata infine l’attività esplicata nella edificazione di nuovi oratori da parte di membri della casata d’Adda, la più cospicua e distinta tra le famiglie nobiliari che possedevano ad Arcore residenze di villeggiatura.
La prima iniziativa venne dall’abate Ferdinando d’Adda: nel 1759 egli chiese alla Curia milanese il permesso di far benedire dal parroco di Arcore “un oratorio pubblico annesso alla casa civile di sua abitazione” fatto edificare a proprie spese. Il palazzo dell’abate contornato da un grande giardino, stava sopra il colle che già allora si chiamava “La Montagnola”. Le autorità diocesane riconobbero che la cappella fatta edificare dal d’Adda rispondeva a quanto prescritto dalla Chiesa Ambrosiana e giudicarono che l’oratorio fosse stato dotato di beni in misura adeguata. Pertanto l’autorizzazione richiesta fu accordata e l’oratorio fu dedicato alla Beata Vergine Addolorata. Alla fine dell’Ottocento, probabilmente dopo un lungo periodo di disuso, fu ceduto ai Ravizza…»

fig 6
Oratorio della Beata Vergine Addolorata

…vi è qualche incongruenza. Se così è, si deve cercare altrove. D’altra parte, però, quel “…si trovava nelle immediate vicinanze della chiesa di Sant’Eustorgio…” non quadra molto con “…attigua alla casa dei Vismara…” come già detto situata all’imbocco della via Montegrappa, e la chiesetta ex Ravizza, non essendo proprio così vicina a Sant’Eustorgio, indurrebbe a indirizzare le ricerche in altri luoghi. Però, anche l’”…annesso…” detto a proposito dell’abitazione dell’Abate, quando l’oratorio è invece sensibilmente lontano dal palazzo, sembrerebbe abbastanza incongruente.

fig 7
Particolare tratto da una foto di Bestetti

Riferendoci alle coerenze, un’ultima nota va fatta per rammentare l’esistenza di un piccolo rio (roggia, detta il Fontanino) che dal solco che collega il pianalto del parco comunale col piano passando a lato della Scuderia scendeva con un modestissimo alveo, facendo da confine tra le proprietà Vismara e d’Adda scorrendo poi sul loro margine, attraversava la via Umberto I°, quindi attraverso i campi, segnando via via vari confini di proprietà, confluiva nella Molgorana, all’incirca all’altezza della attuale Biblioteca. Una fotografia di Carlo Bestetti, che ritrae una delle vecchie strutture di servizio-giardino-portineria – dei d’Adda, ora abbattuta, mette in evidenza il ponticello, con le relative sponde in ferro battuto, che consentiva l’attraversamento. All’epoca della foto il rio era già stato intubato e interrato

fig 8
Stralcio della mappa di prima rilevazione del Catasto Teresiano

Ma, proprio vicino a Sant’Eustorgio, nella attuale via Piave, vi erano altri Vismara: che fossero parenti del canonico don Antonio il quale avrebbe acquistato la propria abitazione in un secondo tempo? Che fosse lì la casa madre del clan dei Vismara arcoresi e che l’oratorio vi fosse attiguo? In loco però non vi è alcun residuo architettonico tale da far supporre l’esistenza di una cappella o di un oratorio. All’epoca della rilevazione catastale, però, l’oratorio non esisteva ancora (1721).

fig 9
Questa è la via Piave prima della copertura della Molgorana. Al tempo di cui si parla il fabbricato in primo piano sulla destra non esisteva ancora. La casa dei Vismara è quella immediatamente dopo.
fig 10
Questa è la via Piave oggi – L’edificio in rosso era la casa Vismara poi Tomaselli e ora Albergo

Per la verità, di Vismara, ad Arcore ve ne erano diverse famiglie, sia possesori che abitanti, variamente dislocate, nel paese, probabilmente risalenti ad un unico capostipite: oltre al già citato canonico, alcune abitavano la casa adiacente alla via Piave (di fronte all’ex “Posteria Bonfanti” ora “Studio Meani”) nota come “Casa Tommaselli”, ora integrata nell’Albergo “Sant’Eustorgio”, indicata sullo “Stato d’Anime del 1737 come “casa dei Vismarra”(abitata dalla famiglia del sig. Carlo Maria Vismarrae dal fratello: Reverendo Sig. Bartolomeo) e “Casa del ferraio Vismarra” (abitata da Giulio Vismarra, qui si distingue il ceto: il Sig. non è usato, e dal fratello Domenico).

fig 11
Descrizione dei beni di seconda stazione, indicati al mappale 356

Ecco proposta la trascrizione:

Vismara = Carlo Maria qm Giò Batta

Porzione di casa di propria abitazione compreso il giardino in mappa al n. 111 in tutto 22 tavole
Vismara = Giulio qm Carlo
Porzione di casa di propria abitazione compreso il giardino per metà in mappa al n. 112 che sono in tutto 15 tavole
Vismara = Domenico qm Carlo
Porzione di casa di propria abitazione compreso la metà del giardino in mappa al n. 112 che sono tavole 10 in tutto. Alla qual casa tutta unita vi à Coherenza da Levante della Parochiale di S. Eustorgio d’Arcore, à Mezzogiorno e Ponente strada ed à Tramontana dell’Ill.mo S.re Franc. Maria d’Adda.

fig 12
La posizione della pertinenza nel Catasto Teresiano

Altri Vismara abitavano nel fabbricato di via Umberto, ristrutturato alla fine del 1800 dall’Arienti, noto come “Cort del Vignet”;

I Vismara presenti in paese, Domenico e Giulio del fu Carlo, Carlo Maria del fu Giovanni Battista e Gio Antonio del fu Giuseppe dei quali non si conosce il rapporto di parentela che li lega, non solo posseggono case e terreni, ma affittano anche altre proprietà dal marchese Recalcati come risulta dal documento “Descrizione dei Fondi di Seconda Stazione” compilato durante la rilevazione del catasto teresiano.

Negli stralci di mappa proposti le proprietà dei Vismara:

fig 13
La collocazione del mappale 371

Queste le pertinenze:

Vismara = Mons.re Gio. Ant.o Can.co Ordinario nella metropolitana di Milano, livellario del Sig. M.se don Paolo Recalcati
Porzione di Casa d’affitto ed a la parte verso Ponente comp.so l’Orto in mappa a ln. 134 in tutto 3 pertiche e 6 tavole.
Fitto annuale £ 70
Vismara = Giulio q.m Carlo livellario del Sig. M. Recalcati
Porzione di casa d’affitto ed a la parte verso Tramontana
Compreso la metta dell’orto in mappa al n. 135 in tutto tavole 16
Fitto annuale £ 30
Coherenza à tutta la detta casa da Levante a Mezzogiorno Strada, à Ponente in parte del nom.to Sig. e C.te Dadda, ed in parte del Rev.do Sig. Vismara Can.co Ord.o sovranom.to, ed à Tramontana in parte del detto Sig. Vismara, ed in parte Orto del Sig. C.te Dadda segnato n. 133

fig 14
Indicata un’altra proprietà dei Vismara al mappale 373

Di seguito la descrizione:

 Vismara Mons.re Gio. Antonio q.m Giuseppe
Casa con Torchio e Tinera in tutto 2 pertiche
Casa da massaro in conto di lavorerio, e questa a livello della Casa Recalcati come sopra in tutto pertiche 1 tavole 8. Coerenza alla detta Casa tutta unita da Levante in parte delli Fratelli Giulio e Domenico Vismara, à Mezzog.no in parte del Monsig, Vismara, ed in parte del Sig. Conte D’adda, à Ponente strada ed à Tramontana in parte strada, ed in parte del Sig.re D’adda

Inoltre, più in là nel tempo, uno dei parroci, il nono per l’esattezza, rettore della parrocchia dal 1800 al 1839, era proprio un Vismara, ed è a lui che risalgono alcune registrazioni sul “Liber Mortuorum”, datate 5 e 29 luglio 1804, dalle quali si deduce la certezza dell’esistenza della “Chiesa della Beata Vergine Immacolata”, dove, per indisponibilità della Nuova Chiesa Parrocchiale in corso di finitura, furono officiate le esequie di due defunti.

Permane comunque il mistero sul “DOVE” fosse questa chiesa dedicata all’Immacolata. Non era certamente dove sorge adesso; infatti è già stato detto: sulle mappe catastali antecedenti il 1859 l’area, proprietà dei d’Adda, risulta spoglia: non v’è traccia di fabbricato alcuno sul luogo; mentre su quella del 1859 risulta indicata parzialmente a tratteggio essendo in costruzione: infatti sono tracciati già come esistenti l’abside e i muri perimetrali del frontone e le due aule laterali.
Comunque sia, il nome della dedicazione passò da quell’oratorio del Settecento alla chiesa attuale.

Oratorio della Beata Vergine Immacolata o Chiesina delle suore (Geseura)

fig 15

Ecco ora le brevi note relative alla storia dell’Oratorio attuale che non è evidentemente quello citato dal curato Vismara nel 1804.
Come si è detto più sopra, nella mappa del 1855, nelle parcelle catastali indicate coi numeri 120 e 121, proprietà dei d’Adda, non vi è traccia del fabbricato, mentre in quella del 1859 risulta disegnata a tratteggio (una specie di aggiornamento della mappa) la pianta dell’Oratorio; quindi è da intendersi che l’inizio dei lavori sia da porsi successivamente al 1859.

fig 16
A sinistra l’indicazione della mappa del 1855. A destra il rilevamento del 1859

L’archivio parrocchiale non custodisce documento alcuno riguardante l’Oratorio. Nessuna nota relativa all’acquisto dell’area, nessun nome né di progettisti né di esecutori! Insomma: niente di niente. Se vi furono scambi o vendite di proprietà parrocchiali, per ottenere l’area e finanziare la costruzione (come sarebbe avvenuto più tardi, sotto il curato Lovati, per la creazione dell’Oratorio maschile), non è noto. L’unica cosa certa, che si deduce anche dall’iscrizione su lapide posta a lato destro dell’ingresso dell’Oratorio:

Viva qui singolarmente benedetta
la soave memoria
del parroco don Enrico Zappa
nato addì 3 ottobre 1825
morto li 10 dicembre 1895
il quale pel bene dei fanciulli
ad esempio del divin Maestro
zelantissimo
questo asilo ed Oratorio
con costanza di volontà promosse
ora dal cielo ne invoca
il felice compimento.

è che il curato Zappa (1873-1895) pose molta attenzione perché l’opera, iniziata sotto il curato Brambilla, venisse a compimento. Già nel 1890 viene data funzionante per la celebrazione della S.Messa per i bambini essendo la chiesa parrocchiale troppo piccola (era lunga 13 m. meno di quella attuale). Sempre nel 1890 adiacente alla chiesa era stata iniziata la costruzione di una modesta “Casa” per ospitare le suore che avrebbero gestito l’asilo infantile, il quale cominciò a funzionare dal 1891.

Si trascrivono di seguito i dati della scheda relativa all’Oratorio compilata, per l’ “Inventario della Diocesi di Milano, regione pastorale lombarda”, dagli architetti Giani e Angiolini:

fig 17
Il portale dell’Oratorio della Beata Vergine Immacolata

STRUTTURE SOTTERRANEE: fondazioni non accertabili.

TECNICHE COSTRUTTIVE: muratura intonacata.
PIANTA: di testata, inserita, longitudinale: ad aula; tre navate; abside semi-circolare; sacrestia; aule.
COPERTURE: tetto a capanna e a una falda, strutture portanti non accertabili, manto di copertura in coppi e canali in cotto.
VOLTE E SOLAI: volte a crociera, materiale non accertabile, intonacate; volta a crociera con lunette a vela, materiale non accertabile, intonacata; volte a botte, materiale non accertabile, intonacate; cupola con lanterna su pennacchi, materiale non accertabile, intonacata; catino absidale, materiale non accertabile, intonacato; contro soffitto piano, materiale insonorizzante.
PAVIMENTI: piastrelle in cemento con schegge di marmo policrome affogate; piastrelle in pietra levigata in amalgama di cemento.
DECORAZIONI ESTERNE: facciata a capanna; bifora e portale d’ingresso ad ogiva con cornici in pietra; motivi ad archetti a coronamento della facciata.
DECORAZIONI INTERNE: cornici; lesene; nicchie con statue; rivestimento parziale in marmo; altare rivestito in marmi policromi con edicola dedicata alla Madonna.
ARREDAMENTI: armadi sacrestia.

Secondo questa scheda la chiesa, dedicata all’uso liturgico saltuario, non risulta consacrata.

Riprendiamo la chiacchierata sul misterioso Oratorio nel tentativo di identificarne la collocazione. Quelli che seguono ora sono copie di uno stralcio dal documento originale redatto dopo la visita pastorale dell’arcivescovo GIUSEPPE POZZOBONELLI – (15 luglio 1743-1783) nell’anno 1756 concernente una specie di inventario delle chiese arcoresi, completo della descrizione di luoghi, edifici e suppellettili, dal quale si deduce l’esistenza dell’Oratorio dell’Immacolata (probabilmente lo stesso documento dal quale la Dodi trasse le notizie per la compilazione del paragrafo relativo nella “Storia” di Arcore”).

fig 18
La pagina introduttiva relativa al resoconto della visita pastorale dell’arcivescovo Pozzobonelli, nella Pieve di Vimercate, anno 1756

Al link la riproduzione del documento e la sua trascrizione.

Nel tentativo di identificazione del luogo, alcune coerenze elencate nel capitoletto “Legati”

“…ratam fructuum provenientium ex vineà parti undecim circuite, sit in Territ.o Arcori, cui coheret ab Oriente D. Carolus M.ra Vismara, filius q.m Jo: Bapte, à Septentrione, et Occidente R.R. Moniales S. Lazari Ml.ni, à Meridie via queducit Oprenum, et Vicomercatum…”

potrebbero indurre a qualche ipotesi, ma la storia del legato è assolutamente estranea all’Oratorio: pare riguardi solo la celebrazione della messa all’altare della B.V. del Rosario nella Parrocchiale e i beni dai quali si sarebbero ricavati i quattrini per mantenere il legato.

Alla fine pare di poter concludere che le indicazioni che si possono desumere dal documento relativamente alla localizzazione dell’Oratorio sono insufficienti a determinarne con certezza la sua collocazione.

“… de Jure Patronatus R.mi D.ni Joannis – Antonij Vismare, eiusque Familie …”

… di diritto patronato Reverendissimo Signore Giovanni Antonio Vismara e della sua famiglia

“… et centumquinquaginta circiter passus distat a Parochiali Ecclesià, non potest exterior ab omni parte liberi circuiri, obstatenim à parte septentrionali, et occidentali hortus dicte FamilieVismare …”

… e dista circa centocinquanta passi dalla Chiesa parrocchiale, non è possibile circolarvi intorno, l’orto della famiglia Vismara lo chiude a nord e a ovest …

Nello stralcio di mappa catastale, del 1722, pubblicato, non vi è alcun segnale di luogo sacro, infatti al tempo della rilevazione l’Oratorio non esisteva ancora; tra gli edifici che avrebbero potuto essere stati adibiti a Oratorio, nell’ambito delle proprietà Vismara, non si riesce a identificare quello che rispetta le coerenze date dal documento. Per la verità essendo l’orto posto in posizione traversa rispetto ai punti cardinali, con un po’ di buona volontà potrebbe essere accettata la posizione dell’edificio all’estremo sud. Rimane sempre però il fatto che tra i possessori il Joanno Antonio non risulta.

fig 19
In prossimità del mappale 356, forse sorgeva l’Oratorio indagato

Ma la cosa è complicata: tra i Vismara possessori del luogo sotto indagine non risulta il R.mi D.ni Joannis – Antonij Vismare, senza tralasciare, tra l’altro, che non si sa se all’epoca della visita di Pozzobonelli costui fosse ancora vivo.

A quando risale la costruzione o l’adattamento di edifici preesistenti a Oratorio?

fig 20
L’iscrizione della lapide inventariata in occasione della visita del 1756

Il documento mostra la scritta di una lapide di dedicazione datata 11 novembre 1739.
La visita pastorale con l’ispezione a tutti i luoghi sacri fatta dall’arcivescovo Pozzobonelli è del 1756.
Secondo quanto riportato nel testo l’edificio sarebbe già stato visto nel 1739.
A chiusura: nel paragrafo relativo ai legati si parla di un testamento datato 4 novembre 1723 che dispone, a suffragio del Vismara, una messa ogni sabato all’altare della B.V. del Rosario nella chiesa parrocchiale, disposizione resa operativa il 10 novembre 1740. Da ciò si dovrebbe dedurre che a quell’epoca il Vismara fosse già passato ai quondam, quindi alla visita del Pozzobonelli era già defunto da 16 anni.

fig 21
L’accesso alla casa ex Vismara-Tomaselli ora entrata di servizio dell’Albergo

I VISMARA

Tutta la vicenda dell’oratorio ruota attorno alla dinastia dei Vismara e parso dunque necessario, approfondire per quanto possibile, le origini e poi la diffusione  sul territorio arcorese di questa genie, nella convinzione di aggiungere nuovi e necessari particolari alla vicenda.

VISMARA, chi erano? Abbiamo visto gli arcoresi ma la famiglia che origini aveva?

Secondo il professor Merati, profondo cultore delle cose di Brianza, nel suo libro “Cognomi e soprannomi della Brianza”, l’origine di questa famiglia risale molto indietro nel tempo. Il paragrafo che li riguarda è sormontato da uno stemma di famiglia che rappresenta un leone rampante sopra uno scudo turrito, con la didascalia “Stemma di Giovanni Simone Vismara cortigiano di Filippo Maria Visconti e di Francesco Sforza (dalla lapide mortuaria incastrata nell’atrio della basilica di Sant’Ambrogio di Milano)”.
Questa commistione tra Vismara e Visconti si riscontra anche ad Arcore e non è da escludere che qualche collaterale dei Duchi di Milano, a suo tempo, si spartisse parte del territorio arcorese con i cortigiani Vismara. Ecco comunque il testo di Merati:

fig 22
Lo stemma della Famiglia Vismara

«A occhio nudo il cognome è incomprensibile, ma le forme medioevali Vicemara, Vincimala, Vincimale, Vinzemara suggeriscono di interpretarlo come “colui che vince i mali”. Ma già nell’onomastica romana di Lombardia compare un cognomen: Vincomalus, su lapidi paleocristiane.

Famiglie di questo cognome si trovano nel 1237 tra gli elenchi del Liber consignationis prebendarum del duomo monzese; si tratta di contadini o agricoltori di San Rocco, Cologno Monzese, Brugherio, Concorezzo e Contra.

A Milano la famiglia esisteva almeno, se crediamo al Fiamma, fin dal 1100. Narra infatti quel cronista che in quel tempo, contrariamente alle disposizioni tassative che vietavano di accendere il fuoco nei giorni di vento (gran parte delle case era ancora in legno), una famiglia Vismara, in occasione di un matrimonio, accese un fuoco che purtroppo si propagò a gran pare della città. La famiglia incauta fu condannata all’esilio perpetuo. In seguito la condanna fu revocata.

Troviamo famiglie Vismara tra i cittadini milanesi che nel 1266 giurarono fedeltà alla Santa Sede. I Vismara, poi, sono compresi nell’elenco detto Matricola Nobilium Familiarum, steso nel 1377, in cui si trovano le casate milanesi più illustri che avevano il diritto ad aspirare all’elezione passiva del canonicato ordinario della Chiesa metropolitana.

Nel decreto di bando di Filippo Maria Visconti, compilato nel 1412 in seguito all’assassinio del fratello Giovan Maria, si trovano due Vismara: Fallabrinus et Georgius, fratres de Vincemalis

Potrebbe essere possibile che da questa diaspora alcune famiglie di Vismara finissero per capitare nel territorio di Arcore, magari stanziate su proprietà Visconti, che sappiamo possessori di case ed estesi fondi nella zona?

Si aggiunge che sul “Dizionario storico ed etimologico dei cognomi italiani”, edito dalla Utet, (2008) alla voce Vismara si legge:

“Trae origine dal soprannome Vincimala, già tardo latino nelle forme Vincemalos e Vincomalos, composto con la voce vince– da vincere e mala dunque con il significato complessivo di ‘vinci, che vince, che vinca i mali’. Per effetto dell’assibilazione –c– > –s– e del rotacismo lombardo –l– > –r-, fenomeni frequenti nei dialetti dell’area lombarda, si è passati da Vincimala, attestato a Milano nel 1225, a Vinsmara, infine a Vismara [De Felice 1978]. Cognomina oltre 3500 portatori, quasi tutti in Lombardia: Milano, Paderno Dugnano-Mi, Besana in Brianza-Mb, Biassono-Mb, Oggiono-Le, Scanzorosciate-Bg, Rivolta d’Adda-Cr, ecc.”

Del cognome, però, non si trova traccia nel primo “Stato d’anime” di Arcore datato 1574 né in quello del 1588. Non si può però dire che non avessero già possedimenti sul territorio. Sarebbe necessario fare ricerche presso il catasto storico per confermare o meno l’esistenza di possedimenti a loro nome antecedenti le date segnate.

fig 23
Frontespizio di uno dei registri conservati nell’archivio Parrocchiale di Arcore. Si tratta del “Libro dei Matrimoni”, anno 1604

La prima registrazione del cognome Vismara si trova nel primo “Libro dei Matrimoni”, nella sezione compilata dal curato Cremona, ed è la prima di sua mano:

Alli 8 del Mese di Giugno l’anno 1604

Gio: Riboldi ha contratto il matrimonio per verba de presenti con Lucia di Vismarre nella chiesa di Arcoro alla presenza di me curato della chiesa di s.to eustorgio essendosi fatte le pubblicazioni in tre giorni di festa conforme à l’ordine del concilio di trento et p.seti p. testimonij Gio:Batta Brama Antonio sala et German da Riua di Arcoro.

  1. Gio: Batta Cremona curato di Arcoro

Non sappiamo se in quel periodo di famiglie Vismara abitanti in paese ve ne fosse una o più di una. Lucia è registrata ma il curato non completa la descrizione indicando il nome del genitore. Questa annotazione, però, certifica con sicurezza la presenza di almeno una famiglia.

La seconda registrazione che riguarda i Vismara, ma in questo caso non si tratta di un Vismara arcorese, è datata 17 febbraio 1631 e riguarda il matrimonio di “Ms. Bartolo Vismarra di Cusano” con Orsola Giussana Pusterla di Arcore, la cerimonia ha come testimone “ms. Giò Paolo Vismarra” probabilmente arcorese che avrà messo i suoi buoni uffici per trovar moglie al parente. Il doppio cognome di Orsola indurrebbe a credere che possa trattarsi di una vedova.

Lo stesso nome: Bartolo Vismarra, lo si trova come testimone di nozze il 27 ottobre dello stesso anno. Sembrerebbe, a meno di una omonimia, che dopo il matrimonio, Bartolo, si sia trasferito ad Arcore, infatti,. lo si incontra ancora, sempre come testimone, il 31 maggio e il 6 luglio 1632, il 26 giugno 1633, il 4 febbraio 1634, il 12 febbraio e il 6 novembre 1635, il 13 giugno 1636, il 25 e il 26 ottobre 1638, il 9 marzo 1639, il 24 gennaio e il 6 novembre 1640, il 3 febbraio 1641, il 15 novembre 1642.

Inoltre, sempre sul “primo Libro” fra il 1620 e il 1643, Bartolo (Bartolomeo) è presente 14 volte nella sezione del libro riguardante i battesimi, sia come genitore che come Compadre di battesimo, mentre Gio Paolo una sola volta. Anche Orsola, moglie di Bartolomeo, è citata come madre. È da segnalare che per questi nomi viene usata la formula di riguardo Ms. abbreviazione di messere (mio signore), e m (madonna):

adì sud.o (5 marzo 1632)

Gio.Jacomo fig.lo di Ms Batol.o vismarra et m. Orsola sua moglie è stato batezato da me cur.to sud.to et era nato 4 g.ni auanti. Il Compadre fu il S.r Alfiero christoforo Dauerio.”

La coppia Bartolomeo e Orsola ha poi altri figli: Carlo steffano, battezzato il 9 novembre 1633 dal R. Sr. P. Hier.o negri cur.o di Concorezzo; Marta Catarina, battezzata il 4 marzo 1635, compadre ms. Giò Paolo Cassina; Dionisa fran.ca, battezzata il 2 marzo 1638 da P. Gioseffo macchio Can.co di vim.co. Il compadre fu Gio. Paolo vismarra; Angela Maria, battezzata il 4 aprile 1641.

Un documento ufficiale: lo “Stato delle Anime” datato 1737 e aggiornato fino al 1743, ci dà la situazione generale del clan sul territorio, dal quale trascriviamo:

Ia famiglia
Sig. Carlo Maria Vismarra di anni 38 – Capo famiglia
S.ra Gioanna Caccianiga di anni 24 – Moglie del controscritto
S.ra Laura Panceria di anni 30 – Moglie seconda
Francesco Antonio di anni 7 – Figlio
Giò Batta di anni 5 – Figlio
R.do Sig. Bartolomeo di anni 34 – Fratello del sudetto capo
S.ra Angela Carozza di anni 63 – Madre del controscritto capo
Con la famiglia vive anche un “famiglio”, Paolo, di 17 anni, del quale non è indicato il cognome.
IIa famiglia
Casa del Ferraio Vismarra
Giulio Vismarra di anni 36 – Capo famiglia
Domenica Curiona di anni 25 – Moglie di Giulio
Antonio – Figlio (aggiunto negli aggiornamenti) senza indicarne l’età
IIIa famiglia che vive con la precedente
Domenico Vismarra di anni 28
Maria Maddalena Bonina di anni 27 – Moglie del controscritto Dom.co
Margarita di anni 3 – Figlia
Clara di anni 2 – Figlia
IVa famiglia
Casa Vismarra
Sig. Bartolomeo di anni 64
S.ra Francesca Lecchi di anni 55 – Moglie del sig. Bartolomeo

Inoltre, sempre sul documento indicato, sono registrati uno “Stallo dei Vismarra” nel quale abitano otto famiglie e uno “Stallo alias dell’Ospedale adesso del Vismarra” nel quale abitano quattro famiglie. Dovrebbero essere gli edifici presi a livello, di proprietà del marchese Recalcati, come documentato più sopra.

Le registrazioni proseguono su altri registri ancora da indagare. Per esempio

…3 novembre 1782 – Giuseppe Maria Vismara figlio di M.r Pietro Antonio di Arcore passò da questa…vita …in età di anni uentitre circa per male scorbutico con scopio esuberante di sangue dalla bocca e dal petto, munito… …sepolto… in questa Chiesa vecchia di Arcore…“.

Anche sul libro della “Storia di Vimercate” scritto da mons. Eugenio Cazzani, alla pagina 422 vi è una nota riguardante un Vismara che trascriviamo:

« Dato in Arcore a dì 10 novembre 1789 – Filippo Vismara, agrimensore pubblico in Milano. “Pianta dell’Oratorio co’ suoi luoghi annessi della soppressa Confraternita di Santa Marta nel Borgo di Vimercate, ed incorporata colla Casa Parrocchiale del suddetto Borgo, rilevata da me Sottoscritto nel giorno 29 settembre prossimo passato d’ordine del molto reverendo Giandomenico Branca, parroco e proposto di Vimercate addetto …»

Commento:
Potrebbe essere il Filippo nato ad Arcore nel 1737?
Come mai la stesura del documento fu fatta ad Arcore?
Potrebbe essere che Filippo esercitasse a Milano ma avesse anche proprietà e un’abitazione ad Arcore dove a volte risiedeva?
Oppure fosse ospite presso eventuali parenti Vismara?
Inoltre nella lista dei curati arcoresi vi è anche:

IL NONO CURATOGiuseppe Vismara (1800 – 1839) del quale però non sappiamo se vi sia o meno qualche rapporto di discendenza coi Vismara di cui si è detto.

In calce al registro dei matrimoni, iniziato nel 1762 da Castelnovo, ad inaugurare l’anno 1800, vi è una nota autografa del nuovo curato Giuseppe Vismara:

…Adì tredici febbraio 1800 – Prese possesso di questa Chiesa P.chiale il R.P. Giuseppe Vismara…

Nel corso del suo ministero, 39 anni,  si battezzarono 2844 neonati, media/anno 72.92, si celebrarono 545 matrimoni, media/anno 13.9, e si seppellirono 2029 defunti, media/anno 52.02, con un saldo attivo di 815 individui, media/anno 20.89. La popolazione della parrocchia, secondo gli “Stati d’Anime” più prossimi al periodo (1801 e 1836)  è passata da 1338 a 1921 persone assorbendo la quasi totalità del saldo demografico.

Per adeguare le registrazioni alle mutate esigenze dell’autorità civile, dovette, a partire dal 1816 per i defunti e dal 1817 per i matrimoni, usare nuovi “Libri” ufficiali preimpostati e vidimati dall'”Imperial Regio Delegato“, abbandonando incompleti i vecchi registri.

In tema di matrimoni, Vismara, dovette adattare le formule celebrative al mutare delle situazioni civico-politiche. Nello scorrere del tempo si passa dalla nota introduttiva:

…premesse le tre solite pubblicazioni…” alla nota:

…riportata la dispensa delle tre pubblicazioni dal Ministro dell’Interno Pancaldi, e da M.r Vicario Gente come dai due decreti che si conservano in filza…“, che diventa poi:

…premessi gli atti della Podestà Pubblica e la dispensa di M.r Vicario Generale (N.M.Bonanomi) delle tre pubblicazioni…“, e ancora:

…riconosciuti gli atti della Podestà Civile e riportata la deroga dalle pubblicazioni come da decreto di Mons.rResnati Pro Vicario Gente…“, e

“…premesso il contratto Civile e le tre pubblicazioni…“,

fin che si ritorna, nel 1815, tramontato Napoleone, alla nota primitiva e successivamente all’introduzione di un vero e proprio registro di “Stato Civile”.

Nello scorrere i vari registri, fonte delle notizie sinora riportate, è stato possibile raccogliere diverse ed interessanti informazioni, che l’estensore ha ritenuto degne di nota e che vengono di seguito proposte.

ESPLORA..

..si scopre che esiste il titolo di “Cittadino” ma Vismara lo usa solo per persone di qualche nobiltà o censo:
…3 Aprile 1801 – Giuseppe Odoardo fig.lo del Cittadino Dottore CarlAntonio Biffi e della Cittadina Carla Vismara legittimi consorti di Bernate…
..21 luglio 1801 – Carlo Maria Cristoforo Leopoldo fig.lo del Cittadino Bernardo Gio:Maria Arienti e della Cittadina Marianna Sadis legittimi consorti di Arcore…

che Bernate  era Comune indipendente:
..2 maggio 1801 – Maria Teresa fig.la di Francesco Saino e di Clara Crippa legittimi consorti del Comune di Bernate membro di questa Parocchia.

che la soppressione dei monasteri aveva generato dei disoccupati.
..30 maggio 1801 – il Rev.do Sacerdote Carlo Giuseppe Osio ex Minore Conventuale del soppresso Convento di S.t Francesco in Vimercate abitante alla Cassina del Bruno membro di questa Parocchia che suppliva mercenariamente la Messa festiva nell’Oratorio di detta Cassina, munito…   …passò… d’anni ottantaquattro.

che la depressione non è una malattia solo moderna
..15 marzo 1802 – Giuseppe Antonio Zappa della Palazzina figlio del fu Carl’Antonio vedovo di Rosa Brambilla già da qualche tempo infermo in età d’anni cinquantatre nella scorsa notte per cagione di umori melanconici, forse anche caduto o gettatosi in una profonda valle detta “dei morti” passò da questa a miglior vita come si spera…, chissà se è possibile trovare oggi la collocazione di questa valle dei morti

che causa di morte erano anche incidenti stagionali:
..23 luglio 1803 – Giuseppe Marinoni figlio del fu Carlo Gioanni…   …ritrovandosi in villeggiatura in questa Par.a al servizio di Casa Gallia, e recatosi sgraziatamente a nuotare nel piccol lago di Casa d’Adda restò dall’aqua stessa sommerso senza sussidio…in età d’anni 25.

che vi erano casi di abbandono di neonati:
..28 giugno 1805 – una bambina figlia di padre e di madre incogniti nata da poche ore venne nella scorsa notte esposta sulla porta di questa Chiesa Par:le coll’attestato di mano incognita che aveva avuto l’aqua, ma non constando della validità del Battesimo venne battezzata da me Cur.to Inf.to sotto condizione in questa Chiesa Par:le di S.t Eustorgio del luogo di Arcore nel giorno sud.to Compadre fu Nicolao Sala figlio di Alberto di questa stessa Cura col nome di Maria Fortunata.

sempre sul “Libro dei Battesimi” è rimasta traccia di uno di quei pomposi personaggi che comandavano l’Armata Francese in Italia.
..15 settembre 1811 – Maria Antonia Francesca Cristofora Fig.la del Sig.r Luca Ghirardi Ufficiale alla grande Armata di Spagna, e della Sig.ra Delfina Pensa legittimi consorti della prepositura di Monte Calè dipartimento di Marengo Impero Francese.

LE ORE

inoltre, dal “Libro dei Battesimi” risulta che nella descrizione dell’ora solare esistono diciture tipo ora italiana e “ora francese oltre naturalmente all’indicazione generica “ora” con l’indicazione di antimeridiana o postmeridiana” o di nessuna indicazione. Un bel guazzabuglio nel quale non si riescono a trovare i riferimenti alla metodologia di nomenclatura attuale. Si trascrive quanto rilevato per proporre il rebus alla soluzione di qualche cripto-enigmista

Ore e Ore Italiane, sono comprese da 1 a 24, vengono indicate  “mattino” dalle 7 alle 17, a volte senza indicazione  se non di “oggi” o di “ieri” dalle 9 alle 24,  “sera”  dalle 24 alle 4 e  “notte”  dalla 1a alle 12: vi sono evidenti sovrapposizioni che non consentono di trovare il mezzogiorno o la mezzanotte.

Ore Francesi, sono comprese da 1 a 12, vengono indicate “mattino” dalle 3 alle 12, “sera” dalle 8 alle 10 e “notte” dalle 9 alle 4: anche qui la confusione non manca.

Ore antimeridiane e postmeridiane, sono comprese da 1 a 12 e l’attributo ne determina a sufficienza la determinazione.

Sulla dinastia dei Vismara di Arcore siamo in grado di aggiungere altri particolari.

Grazie alla gentile concessione di Antonio Vismara (abitante a Busto Arsizio) che, con le ricerche effettuate sui vari rami del clan, ha potuto documentare e ricostruire la sua genealogia, ricca di personaggi, fra i quali un santo, risalendo al suo primo antenato Vismara arcorese, trascriviamo:
Bartolomeo (nato circa 1590) residente a Cusano (Cesana?) sposato ad Arcore (come abbiamo visto) il 17 febbraio 1631 con Orsola Giussana Pusterla dalla quale ha 13 figli. Di questi, Giovanni Battista, nato il 18 marzo 1654, continua la linea dei discendenti con Carlo Maria, nato ad Arcore (1696); Filippo Angelo Domenico, nato ad Arcore (1737); Benedetto Antonio Domenico, nato ad Arcore (1767); Giuseppe Felice Maria, nato a Milano (1795); Antonio Francesco Maria, nato a San Bassano (1828); Giovanni, nato a San Bassano (1869); Antonio Giuseppe Carlo, nato a San Bassano (1908); Giovanni Carlo, nato a Bergamo (1938); Antonio Edoardo, nato a Busto Arsizio (1966).

fig 24
L’albero genealogico dei Vismara di Arcore

Ancora dalla documentazione messa a disposizione da Antonio Vismara,

1587 – Cessione in dote di un censo sui beni di Arcore da Isabella Fagnani a favore di Bartolomeo Vismara.

(La lettura dell’atto originale potrebbe fornire maggiori informazioni, per es. il nome della sposa ed eventuali note sul tempo e sul luogo del matrimonio, oltre, naturalmente, alla descrizione dei beni oggetto della cessione e del loro proprietario effettivo)

Ipotesi e commenti:

Isabella, vedova (?), dota la figlia che va in sposa a Bartolomeo. Fagnani, secondo l’usanza del tempo, dovrebbe essere il cognome del marito e non il proprio, rimane però il dubbio che i beni passati in dote siano suoi personali e non quelli del quondam; (cioè. il cognome è quello del marito, ma quei beni sono proprietà della moglie) mancherebbe quindi il riferimento al possessore non essendo noto il cognome di Isabella, per una eventuale identificazione sul luogo delle terre e case il cui reddito è oggetto della cessione, beni che rimangono comunque solo una rendita e non un passaggio in proprietà.

Vi sarebbe anche la possibilità che Isabella Fagnani sia la madre di Bartolomeo e che quelli che cede siano suoi beni personali. Tutti dubbi che nascono e che la lettura dell’atto chiarirebbe.

Si può anche ipotizzare che il Bartolomeo che ottiene la cessione del censo sui beni di Arcore da parte di Isabella Fagnani sia lo stesso Bartolomeo da Cusano (o Cesana) che sposa ad Arcore il 17 febbraio 1631 la Orsola Giussana Pusterla;  come potrebbe anche esserne un discendente o un collaterale.

Visto che la presenza dei Vismara ad Arcore dovrebbe porsi successivamente al 1588, in quanto non se ne trova traccia prima, sembrerebbe di poter dire che proprio da questo primo ingresso nella storia di Arcore la famiglia trovò motivo per trapiantarvi un ramo; ci sono buone probabilità che il Giò Paolo, imparentato in qualche grado con il Bartolomeo della cessione, fosse il primo arcorese o il discendente del primo arcorese insediatosi dopo il 1588 e che la Lucia, della prima citazione del cognome Vismara nel libro dei matrimoni in data 1604, potesse esserne la figlia o la nipote.

ESPLORA..

Censo: patrimonio del contribuente; rendita perpetua; livello; canone annuo dovuto come corrispettivo della cessione dei beni

Pustèrla: Da postèrla ‘piccola porta di torri, mura, castelli’ (dal latino posterula ‘via posteriore, porta secondaria della città’ anche come toponimo urbano; a Bellinzona è attestato un Branda Pusterla nel 1456 [Lurati 2000], Ioseffo e Raphael Pusterla sono documentati a Piacenza nel 1540 [Pancotti 1925-29]. Tipicamente lombardo, a Como si colloca al r. 62 per frequenza ed è numeroso a Milano e nella provincia di Sondrio, a Piatedo e a Chiuro.(Dante Olivieri dice: “forse da posternula diminutivi di posterna «a tramontana»”).

fagnani, fagnano: Le forme indicano provenienza o altro legame con un toponimo Fagnano, elemento nelle denominazioni dei comuni Fagnano Alto-Aq, Fagnano Castello-Cs e Fagnano Olona-Va e località dei comuni di Castello di Serravalle-Bo, Gaggiano-Mi, Lucca e Travenzuolo-Vr. La forma con “i” finale, centro-settentrionale, è diffusa a Milano e provincia (Sedriano, Cassano d’Adda, ecc.), nel Veronese, ad Ancona, a Segni-Rm, a Lucca, nel Pescarese e dunque rimanda a numerose tra le località citate; denomina circa 2500 persone. Il cognome Fagnano, meridionale delle province di Campobasso, Chieti e Matera, suggerisce invece un collegamento con il centro aquilano e quello calabrese; un Riccardusde Fagnano è attestato in documento di area meridionale nel 1327 [Caracusi 1993]. (Dante Olivieri dice che deriva dal nome personale fannius).

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2 thoughts on “ARCORE L’ORATORIO DELLA BEATA VERGINE IMMACOLATA E I VISMARA

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