STORIA DELL’ARTE MODERNA INTERPRETATA DA GINO CASIRAGHI: “GLI IMPRESSIONISTI”

 

copertina
“Sensazionale”, come si dice, dal Corriere della Sera di qualche giorno fa la notizia:   13 novembre 1872, ore 7.35, è la data di nascita dell’Impressionismo, quando Claude Monet, dipinse  a Le Havre,  Impression: Soleil levant, divenuta simbolo della corrente artistica a partire dal nome. E’ il risultato di una ricerca di un astrofisico americano che con complicati software ha analizzato la posizione del sole, e della marea rappresentata sul dipinto, in aggiunta al luogo in cui l’artista ritrasse la scene. Voilà. Con meno sensazione e forse più giudizio, affrontiamo l’argomento, o meglio la corrente pittorica denominata appunto “impressionismo” che evidentemente, come ci spiega Gino Casiraghi, si sviluppa ed afferma in un arco di tempo non riconducibile ad una data precisa, come riportato sulla stampa, ma è il risultato di  un cammino, più o meno lungo, che come tutte le altre correnti espressive che abbiamo trattato e che conosceremo, viene percorso dagli artisti prima di cristallizzarsi  e vedersi assegnare una “etichetta” precisa,  che comunque risulta sempre dagli incerti confini sia temporali che artistici. Dunque apprezziamo le note che seguono per approfondire le nostre conoscenze ed aggiungere un nuovo capitolo alla nostra storia dell’arte moderna.

GLI IMPRESSIONISTI

In nessun altra epoca un gruppo di artisti di talento, (a mio avviso non geniali) aveva mai espresso in modo cosi esatto l’anima della società e del mondo contemporaneo: questi sono gli impressionisti. Però ciò si verifica non per un caso fortuito. E’ un evento reso possibile anche per il tipo di civiltà realizzata in Francia, grazie allo sforzo creativo di studiosi e intellettuali espressi da quella borghesia illuminata che cerca l’affermazione attraverso il sapere e la cultura.

Nella seconda metà dell’ Ottocento lo stesso ceto borghese è all’apice del suo splendore. Nascono concezioni di vita liberali e civili che coinvolgono il modo di pensare e di agire dell’intera società.

In questo clima di vibrante euforia esistenziale nasce l’Impressionismo: un nuovo magico linguaggio pittorico che interpreta magistralmente una nuova visione del mondo; una inedita concezione della realtà; un modo diverso di vivere i sentimenti e le vicende umane.

L’Impressionismo si precisa, come poetica, nel I874; praticamente con la prima mostra di un gruppo di giovani artisti capeggiati da Edouard Manet, presentata nello studio del fotografo Nadar.

Si tratta di una forma d’arte e di un linguaggio figurativo che segnano, nella storia della pittura, l’affermarsi di una nuova sensibilità e di concezioni espressive rivoluzionarie, che avvieranno un grandioso processo di trasformazione della pittura, e quelle conquiste visive che caratterizzeranno il moderno mondo dell’arte.

Gli impressionisti sono i primi a capire (anche in virtù di certe scoperte scientifiche) che luce e materia sono la stessa cosa. Per la prima volta la luce non è più un elemento astratto, ma è concepita come sostanza che costruisce le immagini.

Nel contempo però , la luce toglie agli oggetti consistenza fisica e “verità”. La luce intensa scolora i toni e tende a portarli all’unità luminosa che fonde i raggi del prisma in un unico splendore incolore. Tuttavia la vibrazione cromatica costituisce l’energia che anima la materia; per la prima volta la luce viene, per cosi dire, materializzata.

La scoperta della costante mobilità della luce (e della realtà) introduce nell’arte una diversa sensibilità; modifica decisamente le nozioni visive e quindi il rapporto con le cose.

Questi artisti si rendono conto che la staticità fisica è solo un’illusione della mente, e che luce, materia e colore sono energia; verrà poi Einstein a dimostrarlo scientificamente.

Attraverso la scoperta del colore luce, gli impressionisti giungono a una sintesi di atteggiamenti che modifica la concezione del vivere, e propongono una visione della realtà prima sconosciuta.

Riguardo all’aspetto operativo, l’artista manifesta liberamente le proprie intuizioni affidandosi all’esperienza diretta, alle proprie sensazioni, togliendo alle cose il valore della certezza codificata. Oltre alle conquiste stilistiche individuali, ognuna delle quali rappresenta un piccolo universo espressivo, una via aperta alla ricerca, gli impressionisti intraprendono la più sorprendente avventura pittorica mai registrata prima nella storia della pittura.

Per scrupolo critico, bisogna pure affermare che la poetica impressionista ha ricevuto, come si diceva nei capitoli precedenti, notevoli contributi dall’arte post romantica; e anche dalla pittura giapponese, da certi suoi splendidi acquarelli intrisi di luce ed aria.

Un’altra grande conquista dell’Impressionismo, al di la del ‘edonismo estetico, è di ridurre alla sensazione e al fenomenico la nozione convenzionale della realtà, togliendo alla visione il senso di assolutezza determinato dallo schema rinascimentale.

Però non si deve considerare l’Impressionismo solo un modo di capire e di rendere la luce, ma soprattutto una rivoluzione del pensiero e degli atteggiamenti. E’ l’assunzione di un nuovo modo di interpretare il mondo; l’acquisizione di un diverso senso della vita mediante un gioioso ottimistico rapporto con la natura. Questo nuovo senso del vivere, ha in sé contenuti etici e ideali che permettono agli impressionisti di cogliere l’immagine del mondo moderno, dominandola con la  forza dei sensi e dello spirito.

I principali esponenti del movimento sono: Edouard Manet, Claude Monet, Auguste Renoir, Edgar Degas, Camille Pissarro, Alfred Sisley. Non includo Cézanne in quanto, pur praticando le stesse esperienze, i suoi intenti erano diversi. Gli dedichiamo quindi un capitolo a parte.

Non si pensi però che gli impressionisti abbiano avuto, nonostante le loro felicissime scoperte, una facile affermazione. I loro ideali di libertà e di assoluta indipendenza dal pensiero e dagli schemi etici del potere politico e culturale, suscitano forti reazioni. Le loro esposizioni sono accompagnate da aspri dissensi; come del resto sempre avviene per le importanti conquiste del pensiero e della sensibilità.

Ad ogni modo, l’entusiasmo degli impressionisti nell’ esercizio della loro splendida pittura, talvolta sfociante in vera e propria esaltazione, dura pochi anni. Già nel 1883 si avvertono i segni dell’imminente disgregazione del gruppo. In questo stesso anno Manet, in preda a una crisi di sconforto, distrugge parecchi quadri. E anche gli altri, ciascuno con la propria disperazione e provati dalle lunghe privazioni, si disperdono. Continuano a dipingere, ciascuno per proprio conto, ma al di fuori da quel fecondo clima culturale ormai scomparso.

Negli anni a seguire, dopo le violente reazioni che del resto, come s’è detto, accompagnano sempre le manifestazioni rivoluzionarie, arrivano i primi riconoscimenti, i quali continueranno a crescere, in modo vertiginoso, perfino eccessivo.

La fama e la fortuna degli impressionisti dureranno per molti anni; e la loro pittura influenzerà parecchie generazioni di artisti.

ARRIVEDERCI ALLA PROSSIMA PUNTATA:

“GLI SCAPIGLIATI”

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